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Categoria: Fisico

ipotalamo

Ipotalamo : trovata la centralina che controlla l’invecchiamento

(InsanelyNews) Il trapianto o la perdita di cellule staminali dell’ipotalamo potrebbero, rispettivamente, rallentare o accelerare l’invecchiamento. A suggerirlo, uno studio condotto in topi di mezza età pubblicato sulla rivista Nature.

Trovata nel cervello la ‘centralina’ che controlla l’invecchiamento: è l’ipotalamo, struttura del sistema nervoso dalle molteplici funzioni, che agisce attraverso le sue cellule staminali. Sono queste infatti a modulare la velocità con cui compaiono i segni dell’età. A seconda di come sono ‘dosate’, un po’ come i pedali dell’auto, possono dare l’accelerata o una frenata alla comparsa dei sintomi dell’età, ma anche allungare la vita. Lo hanno dimostrato i test fatti sui topi dai ricercatori dell’Albert Einstein College, guidati da Dongsheng Cai.

Sebbene sia noto che il sistema nervoso svolga un ruolo nell’invecchiamento e recenti ricerche abbiano mostrato che l’ipotalamo sia particolarmente importante in questo senso, l’esatto processo che posta alla comparsa dei segni fisici dell’invecchiamento è ancora praticamente sconosciuto. Saranno necessarie ulteriori ricerche per determinare se gli effetti manifestati nella ricerca possano essere ricondotti anche all’uomo.

Neurogenesi e invecchiamento

Le cellule staminali neurali adulte (NCS) risiedono in alcune regioni regioni del cervello e soprattutto nell’ipotalamo. Tra i loro compiti, la neurogenesi, ossia la formazione di neuroni, e molti altri aspetti del funzionamento cerebrale. Una diminuzione nella neurogenesi è legata a diversi disordini associati all’invecchiamento.
Recenti ricerche mostrano che l’ipotalamo potrebbe avere un ruolo nell’invecchiamento sistemico. Dongsheng Cai e colleghi dell’Albert Einstein College of Medicine di New York hanno cercato di capire se le NCS potrebbero essere responsabili per questo tipo di processo.

L’ipotalamo, oltre a regolare crescita, sviluppo, riproduzione e metabolismo, è dunque fondamentale nel processo di invecchiamento. Al suo interno custodisce delle cellule staminali neuronali adulte, il cui compito è formare nuovi neuroni. “Il loro numero cala naturalmente durante il corso della vita, con un’accelerazione nell’invecchiamento”, precisa Cai.

Gli effetti della perdita non sono però irreversibili, come hanno dimostrato i ricercatori. Con l’aggiunta di “queste nuove cellule, o delle molecole da loro prodotte, è infatti possibile rallentare, e perfino annullare alcuni effetti dell’invecchiamento nel corpo”, continua Cai. La loro importanza è stata dimostrata nei test fatti su topi di mezza età. “Su alcuni di loro è stata bloccata la produzione dell’ipotalamo. In questo modo si è visto che gli animali sono invecchiati più in fretta e hanno vissuto meno”, commenta Giuseppe Novelli, genetista dell’università Roma Tor Vergata.

Gli scienziati hanno indotto la perdita di specifiche cellule staminali in molti modelli murini e, così facendo, hanno osservato cambiamenti fisiologici tipici dell’invecchiamento oppure una ridotta durata della vita. Viceversa, quando venivano impiantate cellule staminali in salute, l’invecchiamento era rallentato e aumentava la longevità nei topi.

Gli autori hanno anche scoperto che l’effetto anti-invecchiamento delle NSC dell’ipotalamo era parzialmente mediato dal microRNA esosomiale, che queste cellule secernono nel fluido cerebrospinale.
Gli scienziati, in conclusione, ritengono che la perdita delle cellule NSC dell’ipotalamo sia un’importante causa dell’invecchiamento di tutto l’organismo.
 Fonti: Ansa – dottnett
terzo occhio ghiandola pineale

Ghiandola Pineale : ecco come “tappano” l’evoluzione dell’uomo

(InsanelyNews) C’è un piano accuratamente nascosto che cerca di tenere le persone sul filo del rasoio, determinando la mancanza di evoluzione spirituale, poiché se gli uomini si evolvessero non sarebbe più possibile usarli.

Se l’ascensione fosse alla portata di tutti, verrebbe a mancare la materia prima al piano.

Quindi, la cosa migliore, è tenere le persone bloccate con carestie, malattie, burocrazia, problemi economici, guerre, criminalità.

Questi sono tutti diversivi e distrazioni studiati per fare in modo che l’uomo, impegnato nel risolvere le necessità materiali, NON ABBIA TEMPO PER EVOLVERSI, verso il riconoscimento della propria natura spirituale.

Probabilmente il piano di controllo risale alla notte dei tempi, alla Torre di Babele e anche prima, e le forze in gioco sono grandi e inimmaginabili e hanno riversato, periodicamente, ondate di paura sull’umanità. Oggi l’unico modo per farcela pare essere l’ascensione personale perché il mondo difficilmente potrà mai evolversi a livello planetario: chi davvero muove i fili del mondo questo non lo vuole permettere.

È da notare che da quando i metodi di comunicazione si sono evoluti e sono stati resi disponibili a tutti (internet in testa), si è ottenuto un inevitabile fluire di conoscenza e qualcosa poteva far ben sperare in un processo evolutivo. Ma, guarda caso, contemporaneamente alcuni studi sono stati accuratamente censurati, sono nate nuove fonti alternative di informazione devianti e pericolose (falsi channelling, siti web di disinformazione, false organizzazioni di aiuto ecc…), nuove droghe vengono immesse sul mercato, prodotti alcolici a base di frutta vengono pubblicizzati per abbindolare i giovani e alla fine siamo sempre allo stesso punto o forse anche peggio.

A OGNI PASSO IN AVANTI CHE FA’ L’UMANITA’, NASCONO CORRENTI CHE IN QUALCHE MODO LA RIPORTANO INDIETRO.

Uno dei peggiori momenti in questo senso fu il medio evo, periodo in cui un oppressivo potere religioso provocò un enorme blocco delle coscienze di cui, ancora oggi, portiamo segni indelebili. Il mondo vive da sempre nella paura. La paura è necessaria per bloccare la crescita. La paura e l’ignoranza alimentano la trappola, la verità rende invece liberi.

Ecco alcuni modi usati dal sistema per tenere in trappola l’essere umano:

 

Fino a qualche anno fa, nonostante gli enormi progressi della medicina, non esistevano studi sulla ghiandola pineale , né tanto meno sulle sostanze da essa prodotte;

La ghiandola coccigea, che risulta esser un componente essenziale della vita, non è praticamente conosciuta neanche dai medici. Queste due ghiandole, di fatto, non vengono studiate nel percorso didattico per la laurea in medicina e chirurgia;

Le scie chimiche, per mezzo dei metalli in esse contenuti e dell’eventuale riflessione dei campi elettromagnetici che sembrerebbero essere indotti dai sistemi H.A.A.R.P, procurano effetti negativi sulla ghiandola pineale e sulla salute alimentando malattie e disturbi.

Wilhelm Reich, a causa delle sue scoperte sull’energia orgonica o vital, venne incarcerato e si scatenò una caccia alle streghe per censurare e distruggere i suoi studi;

– Il mercurio, quello delle amalgame dentali, dei vaccini, di alcuni farmaci o contenuto in un famoso disinfettante, ha effetto sulla pineale;

Le droghe e i farmaci inibiscono l’attività della ghiandola pineale oltre a danneggiare la salute;

Una cattiva alimentazione ha effetti negativi sulla vascolarizzazione della ghiandola pineale ; 

Nell’uomo, a partire dall’età di 45 anni, la pineale comincia naturalmente a calcificarsi, per cui non si devono più sprecare energie per inibirla: quindi essa è un “nemico” da attaccare per poco tempo;

Oltre all’alimentazione scorretta, un ottimo metodo per scimunire la gente sono gli psicofarmaci; adesso sono inventati l’A.D.H.D., la “sindrome da deficit di attenzione e iperattività”, il presunto disturbo dei bambini irrequieti. Per questo disturbo inventato si prescrive ai bambini il Ritalin, uno psicofarmaco che altera le facoltà mentali e che può condizionare seriamente il comportamento facendolo sfociare in atti di violenza.

Il governo statunitense classifica il Ritalin nella stessa categoria della cocaina e dell’eroina. Herbet S. Okun, membro del comitato internazionale di controllo sui farmaci per le Nazioni Unite, ha riferito, durante una conferenza stampa, che il suo comitato è assai preoccupato per il fatto che il metilfenidate (Ritalin) negli Stati Uniti venga prescritto in maniera massiccia. Egli aggiunge che ogni giorno negli U.S.A vengono assunte 330 milioni di dosi di Ritalin, paragonate ai 65 milioni del resto del mondo. 11.000.000 sono i minori che nei soli Stati Uniti ogni anno utilizzano psicofarmaci per tutte le patologie (fonti: NIMH, Nexus, Angeles Times);

 

Le religioni sono infarcite di insegnamenti che parlano di un dio al di fuori dell’uomo e che coltivano incessantemente nella mente dei seguaci il concetto di senso di colpa;

C’è una sempre maggiore quantità di falsi channelling, ovvero di lupi travestiti da agnelli, utili quasi sempre solo a depistare;

Cè una continua immissione sul mercato di nuove droghe sintetiche, sempre più pericolose;

La medicina di Hamer, che potrebbe risvegliare molte persone e migliorare l’inconscio collettivo, viene regolarmente osteggiata.

Ci sarebbe tanto altro da dire ma questo basta per incominciare a riflettere e fare scelte più coscienti e saggie. Incominciamo il cambiamento su noi stessi, ognuno di noi deve esser pioniere del cambiamento che vuole vedere nel mondo.

Tratto dal libro: “Life – i segreti della ghiandola pineale” di Arcangelo Miranda.

Fonte: https://www.facebook.com/La-Verità-ci-Rende-Liberi-121083388058285/

DIGIUNO

Digiuno : “Ecco come ci si può curare con poco, non-masticando 16 ore”

(InsanelyNewsItalia) Se prendiamo in considerazione l’evoluzione dell’umanità, in passato non si mangiava in continuazione perché il cibo non era sempre presente, e questi digiuni involontari aiutavano l’organismo rendendolo più resistente. Il nostro organismo nel corso della nostra evoluzione si è straordinariamente adattato a questa situazione durante milioni di anni.

 

Il Dott. Mark Mattson, è l’attuale capo del Laboratorio di Neuroscienze presso il National Institute on Aging, professore di neuroscienze presso la Johns Hopkins University, ed è uno dei più importanti ricercatori nel campo dei meccanismi cellulari e molecolari alla base di molteplici malattie neurodegenerative, come il Parkinson e il morbo di Alzheimer.
In un suo discorso divenuto famoso al TEDtalk afferma:
“Perché la dieta normale è composta da tre pasti giornalieri più spuntini vari? Non si tratta di un modo sano di nutrirsi, questa è la mia opinione, ma penso che ci siano molte prove a favore di questo mio ragionamento. C’è moltissima pressione su questo modello nutrizionale, e moltissimo denaro in gioco. L’industria alimentare guadagna se oggi salto la colazione? No! Anzi, perde una piccola parte del suo guadagno. Se la gente digiuna, l’industria alimentare non fa soldi. Che dire delle industrie farmaceutiche? E se le persone praticano periodicamente il digiuno intermittente, diventando più sane, l’industria farmaceutica può fare soldi sulle persone sane?”

I punti cruciali della ricerca scientifica

Mark e il suo team hanno pubblicato diversi articoli che dimostrano come il digiuno due volte alla settimana potrebbe ridurre significativamente il rischio di sviluppare sia il morbo di Parkinson che l’Alzheimer.
“È noto da tempo che i cambiamenti nella dieta abbiano effetti sul cervello. Anche i bambini che soffrono di crisi epilettiche sembrano avere meno problemi quando sono sottoposti a restrizione calorica o digiuni. Si ritiene che il digiuno protegga il cervello dai segnali sovreccitanti cui incorrono le persone che soffrono di epilessia”. (Alcuni bambini affetti da epilessia hanno tratto beneficio da una dieta specifica a basso contenuto di carboidrati ed alto contenuto di grassi sani.)
Infatti la sovralimentazione può ostacolare l’attività dell’ipotalamo, che svolge un ruolo fondamentale per il controllo del bilancio energetico del nostro organismo.
Uno studio sul digiuno intermittente, ovvero il digiunare per poco tempo ma spesso, ha dimostrato che è in grado di migliorare l’apprendimento e la memoria, e può ridurre il rischio di degenerazione delle funzioni cerebrali.
Molti studi sul digiuno dimostrano una maggiore capacità di combattere le malattie croniche da parte degli individui osservati ed una maggiore longevità.
“La restrizione calorica, ovvero mangiare meno, allunga la vita e ritarda le malattie croniche legate all’età in una varietà di specie, tra cui ratti, topi, pesci, mosche e vermi. Il meccanismo o meccanismi attraverso i quali ciò si verifica non sono ancora chiari”.
Il digiuno intermittente e l’esercizio fisico aumentano il numero di mitocondri nei neuroni, ovvero il nostro cervello ha più energia. Inoltre, il digiuno migliora la funzione cognitiva, aumenta i fattori neurotrofici, aumenta la resistenza allo stresse riduce le infiammazioni.
“L’assenza di cibo è una sfida per il tuo cervello, il quale risponde ai cambiamenti che si verificano durante il digiuno, imitando i cambiamenti che si verificano durante l’esercizio fisico. Entrambi aumentano la produzione di proteine nel cervello (fattori neurotrofici), che a sua volta promuove la crescita di neuroni, la connessione tra i neuroni, e la forza delle sinapsi…”
La premessa di base, presentata alla riunione annuale della Society for Neuroscience, è che il digiuno e l’esercizio fisico aiutano il cervello ad adattarsi e a migliorare il flusso di energia dei neuroni. In particolare, il digiuno e l’esercizio fisico sembrano aumentare la produzione di una proteina chiamata fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF), pensato per essere la chiave nella crescita e la divisione dei mitocondri.
Il digiuno può anche stimolare la produzione di nuove cellule nervose dalle cellule staminali presenti nell’ippocampo ed anche la produzione di chetoni che sono una fonte di energia più assimilabile del glucosio per il cervello.
“Il digiuno intermittente ripara il danno a strutture cellulari quali il DNA”
Uno studio pubblicato dai ricercatori della University of Southern in California ha mostrato che i cicli di digiuno prolungato proteggono dai danni al sistema immunitario e, inoltre, inducono la rigenerazione dello stesso. Il digiuno uccide le cellule immunitarie vecchie e danneggiate inducendo il corpo a produrne di nuove completamente sane.
I pazienti a digiuno per lunghi periodi di tempo hanno abbassato in modo significativo la loro conta dei globuli bianchi (leucociti). Nei topi, i cicli di digiuno includono, oltre alla riduzione del grasso viscerale e sottocutaneo, anche una maggior produzione di cellule progenitrici, staminali e del sangue (emopoiesi). Il risultato è un complessivo ringiovanimento del sistema cellulare di ossa, muscoli, sistema immunitario ma anche del cervello. Nell’ippocampo degli animali più anziani si è verificata anche una notevole neurogenesi, accompagnata da migliori prestazioni cognitive.
“Non potevamo prevedere che il digiuno prolungato avrebbe avuto un effetto così notevole nel promuovere la rigenerazione a base di cellule staminali del sistema emopoietico. Quando si rischia di morire di fame, il sistema tenta di risparmiare energia ed una delle cose che può fare per risparmiare energia è quella di riciclare le cellule immunitarie non necessarie, in particolare quelle danneggiate. Il numero di globuli bianchi scende con il digiuno prolungato; quando poi si inizia a ri-alimentarsi, le cellule del sangue tornano ai loro valori iniziali”. Valter Longo, uno dei massimi esperti del digiuno
Una revisione di diversi studi scientifici in materia di digiuno è stata pubblicata nel The American Journal of Clinical Nutrition ha concluso che il digiuno è un modo efficace per ridurre il rischio di malattiecardiovascolari e cancro. È inoltre emerso un potenziale significativo nel trattamento del diabete.

Ecco tre modi in cui puoi praticare il digiuno intermittente

Prima di intraprendere un digiuno, assicurati di fare alcune ricerche. Personalmente, ho digiunato per anni, quindi ora è facile.
#1 Ecco uno dei modi consigliati per praticare il digiuno intermittente, testato dal presentatore della BBC Michael Mosley per invertire il suo diabete, colesterolo alto e altri problemi associati alla sua obesità (M.Mosley ha studiato medicina a Londra è un medico, ma negli ultimi 25 anni ha lavorato come documentarista ed è anche un premiato giornalista scientifico). Il suo piano consiglia di mangiare per 5 giorni in modo normale, e gli altri 2 giorni della settimana in modo 4 volte meno con abbondanza di acqua e tisane. Quindi puoi mangiare frutta, frullati, verdure, l’importante è non superare 600 calorie.
#2 Un giorno alla settimana, in cui sei meno attivo e meno stressato, puoi fare come ultimo pasto il pranzo e poi mangiare il giorno dopo a colazione, in questo modo hai fatto un digiuno completo di almeno 16 ore.
#3 Per 2 giorni di fila a settimana limita l’assunzione di cibo tra le ore 11.00 fino alle 19.00, ovvero mangia solamente in questa fascia oraria non mangiando niente al di fuori di questo arco di tempo. Non imbrogliare mangiando oltremisura..
La scienza e la medicina stanno riconoscendo che la dieta è il principale fattore, il più importante in assoluto, per restare in salute.
Fonte:  Dionidream
Postura della testa e ansia

Postura della testa e ansia si influenzano a vicenda,

(InsanelyNews) In questo articolo vi presentiamo i risultati di una ricerca in cui abbiamo voluto verificare l’impatto concreto, in due situazioni quotidiane, che ci riguardano tutti (o quasi), di come, cioè, si influenzano a vicenda corpo e mente (mente sana in corpo sano). Abbiamo valutato se il nostro stato emotivo può influenzare la postura che abbiamo a letto o mentre guidiamo l’automobile e se, viceversa, queste posture posso avere effetti sulle nostre risposte emotive.

Il punto di partenza riguarda un fenomeno ormai ben noto e dimostrato: gli stati di paura, ansia, angoscia e stress, alterano la nostra respirazione e questo, per un fenomeno biomeccanico che vedremo tra poco, sposta la posizione della nostra testa.

Per comprendere questo fenomeno bisogna considerare che il nostro sistema limbico, quando intercetta un pericolo, attiva in pochi millisecondi una respirazione più ampia del normale, per farci avere più ossigeno nei muscoli per combattere o scappare (è un riflesso che abbiamo ereditato dai mammiferi). Per farlo amplifica la respirazione diaframmatica (nota anche come “di pancia” per il movimento che crea ad ogni respiro spostando i nostri organi digestivi avanti e indietro) e innesca anche quella toracica. Qui sorgono una serie di complicazioni che ne derivano fisicamente dalla postura che sembra essere “simmetrica” in termini di logica funzionale, con lo stato emotivo.

 

La prima riguarda il fatto che la maggior parte delle persone respira già quasi solo con la respirazione toracica (che in fisiologia dovrebbe essere minima) e usa poco o nulla quella diaframmatica (che invece dovrebbe essere quella primaria). Questo succede per questioni culturali: “petto in fuori, pancia in dentro!” è lo slogan estetico che ci guida dall’adolescenza in avanti, ma anche per questioni di abbigliamento (pensate ai tacchi per le signore) e di postura scorretta nello studio e nel lavoro.

Il processo respiratorio, dopo un evento stressante hanno il tempo per riposarsi e permettere al sistema corpo-mente di tornare in fisiologia; noi umani spesso viviamo un evento stressante via l’altro, ad esempio passando dal traffico in auto, alla riunione dove dobbiamo presentare un lavoro per poi dover gestire una telefonata emotivamente stressante.
In queste condizioni tutto il nostro organismo non ha i tempi di recupero necessari e avviene un fenomeno che abbiamo chiamato Innalzamento di Soglia (è un fenomeno complesso, qui ci basti sapere che il corpo smette di sentire i segnali di fastidio e disagio meno intensi, ma questo crea problemi nel medio-lungo periodo).

In questo Innalzamento di Soglia succede anche che il diaframma, muscolo fondamentale per una respirazione corretta, si irrigidisce e accorcia. Questo non solo peggiora la nostra respirazione, ma per la forma particolare di questo muscolo, che ricorda una campana, e per i suoi punti di innesto sulla struttura scheletrica, porta ad aumentare le curve delle lordosi cervicale e lombare.

Questo meccanismo ci porta a girare in su la testa, come se volessimo guardare qualcosa in alto ma, visto che spesso dobbiamo guardare qualcosa dritto davanti a noi o anche un po’ più in basso (volti di persone, monitor di computer, libri, cellulari, ecc.) alcuni dei nostri muscoli, per come sono posizionati e per la loro forza specifica, invece di ruotare la testa e riposizionarla correttamente, la sposteranno in avanti (creando un effetto che ricorda, in modo meno esagerato, il collo e la testa della tartaruga). Ci possono essere anche altri fattori che concorrono a questa posizione avanzata della testa, in questo articolo non ci interessa approfondirli, ma ci basti sapere che il meccanismo che abbiamo descritto, anche da solo, ha un impatto molto forte sulla maggior parte delle persone.

L’esperimento

Postura della testa e ansia si influenzano a vicenda

Postura della testa e ansia si influenzano a vicenda

Ora che abbiamo compreso la meccanica che lega la respirazione che avviene quando proviamo paura, ansia o stress e il movimento in avanti della testa, possiamo capire il senso del nostro esperimento. Secondo molti approcci fisiologici e antropologici la postura di profilo di una persona in fisiologia, prevede che la nuca (intesa come retro della testa) si trovi sulla stessa linea da cui passano le scapole e l’osso sacro. Ci sono due condizioni di vita in cui questo allineamento è facilmente verificabile: sdraiati sul letto in posizione supina (pancia in alto) e quando si è seduti in automobile. Ovviamente ci sono un paio di accorgimenti da considerare, ad esempio che il materasso sia abbastanza rigido e che la posizione dello schienale dell’auto sia in posizione corretta.

Nella nostra ricerca, ci spiega Fabio Sinibaldi ? uno dei fondatori di Real Way of Life e responsabile delle ricerca applicata ? abbiamo voluto verificare se un lavoro sulle emozioni poteva influire sulla postura e, viceversa, se mettendo la postura in condizioni più fisiologiche le risposte emotive miglioravano.

Per farlo abbiamo preso tre gruppi di persone:

  • Il primo gruppo ha seguito un training emotivo base con esercizi e indicazioni pratiche da applicare per 15 minuti totali al giorno.
  • Il secondo gruppo ha seguito ha avuto indicazioni sulla gestione della postura rispetto all’emozioni e indicazioni sulla respirazione, entrambe da applicare 5 volte al giorno per 3 minuti.
  • Il terzo gruppo, di controllo, non avrebbe fatto nulla.

I training duravano tre settimane. Di ogni gruppo sono stati monitorati all’inizio, ogni settimana e alla fine, i seguenti aspetti:

  • Altezza del cuscino con cui si era comodi a stare sdraiati a letto supini (a ogni persona venivano dati 4 cuscini che, a testa appoggiata, la alzavano rispettivamente di 1, 2, 4, 6 cm, ma potevano anche non usarlo se desideravano)
  • Seduti in modo per loro confortevole in automobile la distanza in cm della testa dal poggiatesta
  • Battito cardiaco
  • Cortisolo salivare
  • Grado di ansietà istantanea al momento della rilevazione tramite questionario self-report
  • Grado di ansietà di base tramite questionario self-report

Gruppo 1 ? Training Emotivo

  • Riduzione media di 2.8 cm a letto e 3.2 in auto
  • Riduzione media del battito cardiaco del 13%
  • Riduzione media del cortisolo salivare del 19%
  • Riduzione media del grado di ansietà istantanea percepita del 38%
  • Riduzione media del grado di ansietà di base percepita del 57%

Gruppo 2 ? Training Corporeo

  • Riduzione media di 3.6 cm a letto e 4.8 in auto
  • Riduzione media del battito cardiaco del 19%
  • Riduzione media del cortisolo salivare del 20%
  • Riduzione media del grado di ansietà istantanea percepita del 31%
  • Riduzione media del grado di ansietà di base percepita del 32%

Gruppo 3

Parametri senza variazioni significative, solo una leggere tendenza a diminuire di tutti i parametri (e in particolare una riduzione media del cuscino di 0,5 cm) dovuta probabilmente a una maggior autopercezione, autoconsapevolezza portata dal solo fatto di essere coinvolti nell’esperimento.

Conclusioni

Postura della testa

Postura della testa e ansia si influenzano a vicenda

Questa ricerca ha confermato la validità di entrambi gli approcci: dalla emozioni al corpo e, viceversa, dal corpo alle emozioni. In particolare è possibile osservare che, seppure con buoni risultati entrambe le modalità, si riscontra una coerenza d’azione: l’intervento sul corpo ha effetti più ampi su postura e battito cardiaco, mentre quello sulle emozioni ha maggior effetto sul benessere percepito. Il cortisolo salivare viene influenzato in modo simile. Un altro aspetto importante da valutare riguarda l’efficacia, considerati i tempi ristretti del training: in entrambi i casi la pratica richiedeva complessivamente 15 minuti al giorno per 3 settimane. I risultati sono stati visibili già alla prima settimana, ma sono diventati significativi al terzo rilievo. Un follow-up a 3 mesi di distanza ha rilevato un mantenimento dei benefici mediamente tra il 60 e l’85% dei risultati ottenuti.

Un ultimo aspetto di rilievo, che non era stato considerato inizialmente in questo studio, ma che ci è stato riportato da molti partecipanti, riguarda l’autopercezione di maggior sicurezza personale e di miglior comfort nelle relazioni interpersonali. In effetti, se andiamo a vedere la postura di persone sicure di sé e delle proprie risorse, la testa è sempre collocata ben dritta sopra le spalle, mentre la testa in avanti appare subito evidente come indicatore di dubbiosità e insicurezza, come si vede bene nell’immagine qui sopra, tratta da “Fight Club”, pienamente coerente con i personaggi del film.

Fonte

ringiovanimento

Ringiovanimento: basta la sola forza della mente e dello spirito?

(InsanelyNews) Ringiovanimento con la sola forza della mente e dello spirito?

La domanda non è peregrina, ed è stata oggetto di studi psicologici molto dettagliati ed approfonditi, di cui è possibile leggere diffusamente in “Conterclockwise”, libro della psicologa Ellen J. Langer, “ visionaria del ringiovanimento ”.

E cosa avrebbe scoperto la dottoressa Ellen J. Langer?

Nei primi anni del duemila, condusse un esperimento sul ringiovanimento, in cui prendeva in causa alcuni ospiti di una casa di riposo.

Selezionò quindi due gruppi di anziani che avevano grosso modo la stessa età, erano equamente suddivisi tra uomini e donne e non erano affetti da patologie particolari.

Dopodiché fece vivere un gruppo di anziani, per una settimana, secondo le loro precedenti abitudini: con l’assistenza che avevano nell’ospizio, con degli infermieri a disposizione ed assumendo le solite pillole.

Il secondo gruppo, invece, fu fatto vivere, durante la stessa settimana, in una casa arredata con mobili degli anni sessanta. Non solo: la radio e la televisione riproponevano programmi degli anni sessanta, e vi erano riviste di quello stesso periodo.

Agli anziani venne, poi, chiesto di fare delle passeggiate e di ridurre il consumo di medicine.

Inoltre, le camere erano tutte arredate in modo diverso: sia per ravvivare la situazione e far dimenticare che si stava vivendo in un istituto per anziani, sia per non costringere gli anziani a rimbecillirsi?

L’autrice, infatti, scrive provocatoriamente che anche la persona con la migliore salute, si confonderebbe di stanza, se vivesse per lungo tempo in un luogo in cui le stanze sono tutte scialbe ed identiche.

Avrai ormai immaginato gli esiti dell’esperimento?

Gli anziani che avevano vissuto in un ambiente che simulava l’epoca in cui loro avevano circa quarant’anni di meno, a seguito di regolari esami medici (elettrocardiogrammi, analisi del sangue e test di memoria, tra gli altri) risultavano in condizioni di salute decisamente migliori; alcuni presentavano anche lievi segni di ringiovanimento del viso, mentre gli anziani che avevano vissuto “da vecchi” non presentavano segni di ringiovanimento evidenti.

Incredula dei risultati, la dott.sa Langer ripetè l’esperimento con altri individui, e anche questa seconda volta i risultati rasentarono l’impossibile: Vivere “da giovani” rendeva gli anziani più giovani!

E si tratta di una scoperta che probabilmente non ti sorprenderà troppo, se sei già appassionato alle tematiche spirituali, oppure hai sentito parlare di effetti placebo e fenomeni simili. Sarebbe opportuno che la scienza e lo studio delle discipline spirituali si combinassero per raggiungere risultati più utili all’umanità.

Il libro sopra citato della dottoressa Ellen J. Langer, in particolare, propone che la medicina sia più sensibile alle potenzialità dell’anima e della volontà, e che affronti le anamnesi, e proponga le diagnosi, in un modo olistico. Il testo, dopo avere descritto il rigore scientifico della selezione dei partecipanti all’esperimento, della conduzione dello stesso e delle analisi successive, si allontana dal campo della scienza per avventurarsi in speculazioni rivoluzionarie e metafisiche.

La stessa autrice, infatti, mette in discussione l’atmosfera rigorosa ed asettica dell’esperimento sul ringiovanimento e delle pratiche mediche e suggerisce che anche semplici cambi di prospettiva mentale potrebbero migliorare enormemente le condizioni di vita degli anziani e dei malati. L’autrice, ancora con metodo spirituale piuttosto che scientifico, sottolinea l’impatto deleterio che il linguaggio ha nel decorso delle patologie (e si sente riecheggiare, nel suo scritto, quanto espresso magistralmente anche nel libro “I quattro accordi” di Don Miguel Ruiz).

Ma come… il linguaggio aggrava le malattie?

Espongo un esempio estratto dal libro: un’anziana aveva grande difficoltà a chinarsi ed a portare grandi pesi. La stessa, quindi, poteva recarsi a fare la spesa da sola ma, al ritorno a casa, era costretta a poggiare la busta a terra per prendere le chiavi di casa dalla borsa, dopodiché non riusciva più a riprendere la borsa con la spesa. Ebbene, questa situazione fu tradotta da lei, dalla famiglia e dai medici consulenti con questa frase: “impossibilità di vivere senza essere accuditi”. Quindi, si decise che la signora avrebbe dovuto vivere in una casa di riposo. Ma vi sarebbe stata un soluzione molto più semplice, economica e che avrebbe significato tanta più felicità per l’anziana, e si trattava di una soluzione banale: mettere una mensola sul pianerottolo, dove la signora avrebbe potuto appoggiare la spesa e poi riprenderla con facilità.

Ma la soluzione, per quanto semplice, forse addirittura ovvia, fu completamente saltata, perché la condizione di anziana, o, meglio, la parola “anziana”, aveva influenzato tutti i soggetti coinvolti nella valutazione della situazione: la signora era anziana, quindi la cosa più ovvia era di rivolgersi ad un dottore e di considerare che non era più indipendente.

Quante volte ti sarà sfuggita una soluzione ovvia ad un problema, semplicemente perché hai agito in modo automatico? L’autrice, con questo ed altri esempi di casi concreti, ci avverte, quindi, di non sottovalutare il ruolo che le convenzioni sociali, le abitudini e, appunto, le parole possono avere nell’aggravare o migliorare una determinata condizione di salute.

Ovviamente, l’autrice non condanna a tutto tondo la classe medica ed i suoi metodi, ma osserva come questa, così come i pazienti, adottino degli automatismi che finiscono per peggiorare la condizione di salute, e negare all’individuo il ricorso al suo grande potere mentale e spirituale, i quali lo porterebbero più rapidamente ed efficacemente alla guarigione.

Nelle ultime pagine del testo, è anche presentato il risultato di un ulteriore esperimento, che ha dimostrato palesemente i benefici della meditazione per gli anziani. Le conclusioni dell’autrice sono che la meditazione, aumentando l’autocontrollo e l’armonia delle emozioni e dei pensieri, aiuta gli anziani a prendere meglio consapevolezza della loro condizione, e del modo in cui la società, generalmente, li etichetta e definisce, anche se a fin di bene. Grazie alla meditazione, ad esempio, gli anziani sono in grado di rifiutare, gentilmente e serenamente, alcuni aiuti fisici che gli vengono offerti, facendo ad esempio le scale da soli. Ciò, a sua volta, porta ad un maggiore esercizio fisico, quindi ad un migliore stato di salute fisica, e così via, in un circolo virtuoso.

Articolo di Alexander Pagano (autore de “La scienza della ricchezza“)

Fonte: Siamouniverso

Tratto da: fisicaquantistica

Piramide alimentare della Dieta mediterranea

Dieta: “La piramide alimentare della dieta mediterranea”

(InsanelyNews) cos’è la piramide alimentare soffermandoci in particolare su quella mediterranea.

La dieta dovrebbe essere tra le priorità di ogni paese del mondo per migliorare la salute dei propri cittadini. Tra le varie iniziative che sono nate per favorire una maggiore consapevolezza alimentare c’è la piramide alimentare.

Piramide alimentare della Dieta mediterranea

Piramide alimentare della Dieta mediterranea

Cos’è la piramide alimentare

La piramide alimentare è sostanzialmente un grafico che si arricchisce di disegni, immagini, parole e percentuali in modo da renderlo più incisivo e intuitivo. All’interno troviamo i diversi tipi di alimenti: cereali, carne, pesce, latte e latticini, frutta e verdura, tipologie di grassi, ecc. posizionati più o meno in alto o alla base della piramide. Questo strumento è di carattere informativo e serve ad indirizzare le persone verso un’alimentazione più bilanciata e sana.

La prima piramide alimentare fu realizzata nel 1992 dal dipartimento statunitense dell’Agricoltura con lo scopo di arginare il diffondersi dell’obesità ma poi nel 2005 fu modificata e da allora è stata realizzata in tante versioni che variano non solo negli aspetti grafici ma anche nel contenuto e dunque nelle teorie alimentari che vi sono alla base.

Anche in Italia nel 2003 il Ministero della Salute ha affidato ad esperti il compito di elaborare una dieta che potesse essere di riferimento per la popolazione. La piramide si presta infatti ad essere adattata a diversi tipi alimentazione, una delle più note è quella che si basa sulla dieta mediterranea ma recentemente è comparsa anche la piramide alimentare vegetariana.

Piramide alimentare, come funziona

Vi è ovviamente una logica con cui i cibi sono inseriti all’interno della piramide alimentare: più in basso ci sono quelli che dovrebbero essere “alla base” della nostra dieta quotidiana mentre mano mano che ci dirigiamo sulla punta della piramide troviamo quelli da consumare con più moderazione.

Come potete vedere dalla figura, sul fondo della piramide ci sono: pasta, pane e in generale cereali da consumare quando possibile nella variante integrale, subito sopra troviamo frutta e verdura, andando ancora più in alto troviamo le proteine di origine animale: carne, pesce, uova, latte e formaggi e poi noci e semi oleosi, olio e solo in cima zuccheri, dolci e junk food.

Dieta mediterranea -piramide

Dieta mediterranea -piramide

Esiste anche una proporzione tra i nutrienti condivisa dalla maggior parte degli esperti che vede la suddivisione del fabbisogno calorico giornaliero (a seconda di età, stile di vita e altri fattori) in:

  • carboidrati: 45-65%
  • proteine: 10-30%
  • lipidi: 20-35%

Piramide alimentare mediterranea, cibi

Nonostante la dieta mediterranea esista da moltissimo tempo, la piramide alimentare ad essa dedicata è cambiata nel tempo a seconda delle modificate abitudini alimentari ma anche e soprattutto a causa delle nuove scoperte in tema alimentare. E’ stato in particolare il ruolo dei grassi ad essere messo in discussione. Prima tutti indistintamente erano posizionati al vertice della piramide, oggi si ritiene invece ottimo il consumo quotidiano di grassi buoni come ad esempio quelli contenuti nell’olio extravergine di oliva e si consiglia di limitare invece solo l’assunzione di altre tipologie di grassi come il burro.

Anche il ruolo dei carboidrati è cambiato con la nuova piramide alimentare. Non tutti i carboidrati sono infatti uguali, le patate ad esempio alzano molto l’indice glicemico così come i cereali raffinati. Ecco perché questi alimenti nelle più recenti piramidi alimentari vengono inseriti in alto.

Sostanzialmente la piramide alimentare mediterranea suggerisce di strutturare la dieta di ogni giorno così:

  • Cereali integrali
  • Verdura
  • Frutta (fresca e secca)
  • Olio extravergine d’oliva
  • Acqua
  • latte e latticini o altre fonti di calcio

Mentre con più moderazione vanno assunti:

  • Carne
  • Pesce
  • Uova

Solo sporadicamente ci si può concedere invece:

  • dolci
  • fritti
  • junk food

Una proposta di modifica più aggiornata di piramide della dieta mediterranea è stata lanciata dall’International Foundation of Mediterranean Diet (Ifmed) alla prima Conferenza mondiale sulla dieta mediterranea. In questa versione sostanzialmente si aumenta il consumo di pesce e legumi e alla base di tutta la nostra alimentazione troviamo l’acqua, che anche altre versione della piramide avevano inserito.

Dieta mediterranea sostenibile

Dieta mediterranea sostenibile

Piramide alimentare mediterranea, benefici

Indubbiamente seguire lo schema della piramide alimentare mediterranea, soprattutto se  prima si seguiva un’alimentazione del tutto sregolata, può portare a diversi benefici che sono gli stessi di cui vi abbiamo parlato più volte relativamente alla dieta mediterranea che più che un regime alimentare è un vero e proprio stile di vita diventato nel 2010 patrimonio Unesco.

I principali benefici della dieta mediterranea sono il potere antiossidante, vista la grande quantità di alimenti ricchi di queste sostanze che si dovrebbero assumere ogni giorno (in particolare frutta e verdura), e di conseguenza l’aumento della longevità. Si tratta inoltre di una dieta che abbassa l’infiammazione, protegge da alcuni tipi di tumore, è benefica per il cuore, allontana il rischio diabete e sindrome metabolica e previene demenza senile e Alzheimer.

Ricapitolando chi segue lo schema della piramide alimentare mediterranea si assicura una dieta:

  • anti-age
  • antinfiammatoria
  • previene alcuni tumori
  • alleata del cuore
  • allontana il rischio diabete e sindrome metabolica
  • previene Alzheimer e demenza senile

fonte

ormone-invecchiamento

Invecchiamento: ormone scoperto a Padova, effetti ridotti per chi fa sport

(InsanelyNews) Ricercatori padovani scoprono l’ormone dell’invecchiamento. Ecco come metterlo ‘fuori uso’…

Qualche giorno fa, i ricercatori del Vimm (Istituto molecolare veneto) e dell’università di Padova hanno reso noti i risultati di un’interessante ricerca sull’ invecchiamento. In particolare, avrebbero individuato l’ormone che provoca il deterioramento cellulare. Hanno inoltre scoperto in che modo è possibile rallentare questo processo naturale.

La ricerca potrebbe cambiare profondamente il nostro stile di vita, aiutandoci a vivere meglio e più a lungo. Vediamo cosa hanno scoperto.

FGF21: l’ormone dell’invecchiamento

Lo studio è stato pubblicato su Cell Metabolism, la rivista scientifica più autorevole negli ambiti dell’endocrinologia e del metabolismo. Il team di ricerca è stato guidato da Marco Sandri e Luca Scorrano e condotto dalle dottoresse Caterina Tezze e Vanina Romanello. La loro scoperta è potenzialmente rivoluzionaria: l’invecchiamento e il danneggiamento dei mitocondri del muscolo è responsabile della produzione di un ormone, chiamato FGF21. La sostanza causerebbe a sua volta l’invecchiamento dell’intero organismo.

Finora sapevamo che il deterioramento dei mitocondri – che rappresentano le centrali energetiche delle cellule – erano legato all’invecchiamento, ma non sapevamo come, esattamente.

Come è stata effettuata la scoperta? Tutto è incentrato intorno allo sport.

Invecchiamento attivo e sedentario

La scoperta è stata effettuata analizzando i livelli di Opa1 negli anziani che svolgono attività fisica in maniera regolare. Opa1 è una proteina, essenziale per il funzionamento dei mitocondri. Quando è carente causa la produzione dell’ormone FGF21. Negli anziani sedentari, i livelli di Opa1 sono molto bassi, mentre restano regolari in quelli più attivi. Ecco perché le persone che hanno uno stile di vita sedentario tendono a invecchiare più velocemente.

Finora, si pensava che l’ormone avesse un’azione esclusivamente benefica. Prodotto da fegato e grasso, migliora infatti il metabolismo degli zuccheri e dei grassi. I ricercatori padovani ne hanno individuato la “doppia vita”.

Bloccandone la produzione, infatti, gli studiosi hanno registrato l’arresto di molti segni di invecchiamento: a livello di cute, fegato, intestino e cervello.

“Non era chiaro come la vita sedentaria fosse collegata ad un invecchiamento precoce. Il nostro studio ci spiega che l’invecchiamento non attivo porta al deterioramento dei mitocondri nei muscoli e, quindi, all’aumento di FGF21. Quando i livelli di FGF21 nel sangue sono alti per lungo tempo, l’organismo risponde con l’invecchiamento della pelle, del fegato e dell’intestino, perdendo neuroni, e con un’infiammazione generalizzata“, spiega Marco Sandri.

Ormone dell’invecchiamento: come ‘combatterlo’

I ricercatori vogliono ora sviluppare dei farmaci per contrastare l’invecchiamento precoce. Il medicinale sarebbe destinato alla popolazione sedentaria.

Non sarebbe meglio, piuttosto, stimolare il ricorso all’attività fisica per tutti? Anche chi è avanti con l’età, se non ha problemi fisici troppo gravi (ovviamente), può pensare di fare sport o comunque di restare attivo. Anche fare lunghe passeggiate, tutti i giorni, può aiutare.

 

Un’altra forma di attività fisica dolce è rappresentata dallo yoga. Come abbiamo visto qualche tempo fa, uno studio indiano del 2014 ha dimostrato che lo yoga è in grado di rallentare, o addirittura invertire, il declino fisico e mentale collegato all’avanzare dell’età.

Fonte: ambientebio

la vitamina c in combinazione con gli antibiotici è 100 volte più efficace contro il cancro

Cancro: Vitamina C e antibiotici 100 volte più efficaci

(InsanelyNews) La saggezza convenzionale dice che aumentare l’assunzione di vitamina C può aiutare a prevenire i raffreddori, ma ora gli scienziati ritengono che possa essere un potente strumento in una battaglia molto più grande: la lotta contro il cancro.

Uno studio recentemente pubblicato su Oncotarget ha scoperto che una combinazione di antibiotici e vitamina C potrebbe essere 100 volte più efficace della chemioterapia quando si tratta di uccidere il cancro.

Gli scienziati dell’Università di Salford hanno sottoposto le cellule tumorali ad un aumento delle dosi degli antibiotici in questione, specificamente, la doxicicina, per tre mesi e a questo hanno aggiunto massicce dosi di vitamina C, che fa si che la forze energetica delle cellule venga sviluppata solo grazie al glucosio.

La vitamina C inibisce la maggior parte delle capacità delle cellule di produrre energia, lasciandole vive ma deboli. Quando il glucosio viene poi poi tolto, le cellule essenzialmente fecero morire. A differenza delle cellule normali, le cellule staminali del cancro hanno la capacità di produrre energia usando glucosio attraverso diversi percorsi, che è una delle ragioni per cui possono crescere e replicare in modo più efficiente delle cellule normali. Eliminare il glucosio impedisce che queste cellule si proliferino.

Si ritiene che questo metodo potrebbe impedire alle cellule tumorali di sviluppare la resistenza al trattamento e i risultati mostrano come possono essere utilizzate terapie combinate per aiutare a superare la resistenza ai farmaci. La squadra ha anche scoperto una manciata di altri farmaci con il potenziale da utilizzare per il “secondo punzone” dopo gli antibiotici, inclusi farmaci relativamente atossici approvati dalla FDA e prodotti naturali come berberina, un sale che si trova in diverse specie di piante.

A marzo, la stessa università ha scoperto che la vitamina C da solo è ben 10 volte più efficace quando si tratta di fermare la crescita delle cellule tumorali rispetto a farmaci come la 2-DG.

Una più sicura alternativa alla chemioterapia

Avere un modo efficace per combattere il cancro è una buona notizia in tutte le circostanze, ma è ancora migliore quando la soluzione comporta qualcosa di non tossico come la vitamina C.

Anche se alle Big Pharma piacerebbe credere che tali trattamenti siano pericolosi e quindi non hai altra scelta se non acquistare farmaci velenosi da chemioterapia, recenti studi clinici hanno concluso che un gruppo di pazienti con cancro al polmone e al cervello hanno notato miglioramenti con dosi ben 1000 volte superiori all’assunzione giornaliera di vitamina C che è sicura come una strategia anche per migliorare i risultati dei trattamenti standard per il cancro.

Contrari con la chemioterapia, la radioterapia e le droghe contro il cancro, che portano con sé la propria serie di rischi. Secondo il Pharma Death Clock , la chemioterapia ha ucciso più di 17 milioni di persone negli Stati Uniti dal 2000. Inoltre, i tipi di cancro aggressivi non sempre rispondono a questi trattamenti. Ciò significa che i pazienti affetti da tumore hanno una battaglia in salita e devono accettare molti rischi quando optano per trattamenti convenzionali, ma molti ritengono di non avere poca scelta. Se gli sforzi degli scienziati dell’Università di Salford conducono allo sviluppo di un trattamento più sicuro e più efficace, potrebbe risparmiare innumerevoli vite e risparmiare questi pazienti e le loro famiglie l’angoscia emotiva che può accompagnare il cancro.

Mentre le dosi di vitamina C utilizzate in questi trattamenti sono molto più elevate di quanto si possa ottenere dalla vostra dieta, ci sono ancora molti vantaggi per aumentare l’assunzione di questa sostanza nutritiva, anche se non si ha il cancro.

In realtà, può aiutare a ridurre il rischio di contrarre alcuni tumori , come il cancro al polmone, in primo luogo, ed è stato anche trovato per aiutare a prevenire gli attacchi di cuore e ridurre il rischio di ictus. Trovato naturalmente negli alimenti come le arance, i peperoni rossi, i broccoli, i germogli di Bruxelles e il cavolo, la vitamina C è una vera e propria potenza che potrebbe offrire una soluzione per alcune delle più grandi sfide che oggi affrontano il mondo medico.

fonti:

DailyMail.co.uk

ScienceDaily.com

ScienceDaily.com

NaturalNews.com

NHS.uk

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Dieta Vegetariana: conferma scientifica, nuovo studio sulla perdita di peso

La risposta a un giro vita tagliata e un corpo più snello non è affatto complicata.

Non c’è bisogno di diete di fantasia o costosi supplementi per perdere il peso indesiderato e rimanere in forma. Tutto quello che devi fare è scegliere i piatti con più verde perché, secondo un nuovo studio pubblicato sul Journal of the American College of Nutrition, la dieta vegetariana è due volte più efficace nel perdere peso.

Inoltre, i risultati hanno mostrato che, rispetto a quelli che svolgono diete a basso contenuto calorico convenzionale, gli individui che hanno una dieta vegetariana hanno maggiori probabilità di avere ridotto il grasso muscolare, migliorando il metabolismo. Perdere il grasso muscolare è utile per coloro che hanno la sindrome metabolica e il diabete di tipo 2 perché aiuta a migliorare il glucosio e il metabolismo lipidico, che è il processo in cui i grassi memorizzati sono suddivisi per energia.

Il grasso conservato può provocare effetti metabolici negativi e provoca una predisposizione maggiore a condizioni come l’alta pressione sanguigna, il diabete e livelli elevati di colesterolo cattivo.

Il dottor Hana Kahleova, Direttore della Ricerca Clinica presso il Comitato Medico per la Medicina Responsabile di Washington DC, ha dichiarato: “Le diete vegetariane si sono rivelate le diete più efficaci per la perdita di peso. Tuttavia, abbiamo anche mostrato che una dieta vegetariana è molto più efficace nella riduzione del grasso muscolare, migliorando così il metabolismo. Questo risultato è importante per le persone che cercano di perdere peso, comprese quelle che soffrono di sindrome metabolica e / o diabete di tipo 2. Ma è anche pertinente per chiunque prenda la sua gestione del peso seriamente e vuole restare magro e sano “.

I ricercatori hanno studiato 74 soggetti con diabete di tipo 2 e ad ognuno, a caso, è state assegnata, o una dieta vegetariana o la normale dieta anti-diabetica, entrambe limitate a 500 chilocalorie al giorno. La dieta vegetariana aveva verdure, legumi, frutta, grani e noci e una quantità limitata di prodotti animali (una porzione di yogurt a basso contenuto di grassi), mentre la dieta anti diabetica seguiva le raccomandazioni ufficiali dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD).

Quelli che a cui è stata assegnata la dieta vegetariana hanno perso una media di 6,2 kg mentre l’altro gruppo ha perso solo 3,2 kg. I risultati hanno rivelato che le diete vegetariane erano due volte più efficaci nel ridurre il peso . Usando la risonanza magnetica, i ricercatori hanno potuto confermare gli effetti della dieta vegetariana. Studiando i tessuti grassi dalle cosce dei partecipanti, hanno scoperto che ci sono state significative riduzioni del sottocutaneo (sotto la pelle), sottofasciale (nella superficie dei muscoli) e grasso intramuscolare (all’interno dei muscoli).

I risultati sono stati interessanti: entrambi i gruppi hanno sperimentato la perdita di grasso sotto la pelle, ma solo coloro che sono stati sulla dieta vegetariana subfascia e perdita di grasso intramuscolare . Questi risultati possono avere un impatto enorme sulle persone affette da diabete perché l’aumento del grasso subfasciale è stato collegato alla resistenza all’insulina – una condizione in cui il corpo non riesce a rispondere normalmente all’insulina.

Riducendo il grasso sulla superficie dei muscoli, il tuo corpo sarà in grado di convertire il glucosio in energia. Inoltre, il grasso intramuscolare inferiore aiuterà a migliorare la mobilità e aumentare la forza muscolare, che sono molto ideali per le persone anziane con diabete.

Chiaramente, fare l’interruttore è il percorso migliore per un corpo più snello e più sano, ma cosa succede se sei uno di quelli che non possono vivere senza carne? Non preoccuparti perché puoi provare ad essere “flessitario” – qualcuno che è principalmente vegetariano, ma occasionalmente mangia carne o pesce. Uno studio ha mostrato che questa dieta vegetariana part-time è anche efficace e può ridurre il rischio di obesità del 43 per cento.

 

Le fonti sono ufficiali e includono:

NaturalNews.com

MedicalXpress.com

BelmarraHealth.com

NetDoctor.co.uk

cipolla rossa

Cipolle rosse: confermata l’efficacia contro cancro al color e seno

Cipolle rosse nuovo superfood? Sia crude che cotte, le cipolle, soprattutto quelle rosse, sarebbero uno degli alleati ideali nella lotta contro il cancro al colon e al seno. Le sue sono vere e proprie proprietà medicinali già ben note e ora uno studio canadese evidenzierebbe come questo alimento aiuti a creare un ambiente sfavorevole a una eventuale crescita tumorale, grazie a sostanze come la quercetina e gli antociani.

Secondo la ricerca condotta presso l’University of Guelph, in Canada, infatti, le cipolle rosse sarebbero in grado di uccidere le cellule cancerogene del tumore al colon e al seno, grazie al loro potere antiossidante.

Tutte le cipolle avrebbero proprietà antitumorali ma, secondo gli studiosi canadesi, quelle rosse sarebbero più efficaci nella lotta contro le cellule cancerogene proprio di quei due tipi di tumore.

La ricerca

Per arrivare a questi risultati, i ricercatori hanno eseguito dei test su cinque diversi tipi di cipolle che crescevano in Ontario, scoprendo che la varietà rossa chiamata “Ruby ring onion” è la più efficace contro tumore al colon e tumore al seno. Ciò sarebbe dovuto al contenuto elevato di quercetina, un tipo di flavonoide dal potere antiossidante, e di antociani, una classe di pigmenti che danno alla cipolla il suo tipico colore rosso e favorirebbero l’azione antitumorale della quercetina stessa.

L’antocianina è strumentale nel fornire colore a frutta e verdura, quindi ha senso che le cipolle rosse abbiano maggior potere nel combattere il cancro“, ha spiegato il dottor PhD Abdulmonem Murayyan, uno degli autori della ricerca.

Le cipolle rosse, in pratica, sarebbero capaci di uccidere le cellule tumorali. “Le cipolle – prosegue Murayyan – attivano percorsi che incoraggiano le cellule tumorali a subire la morte cellulare. Promuovono un ambiente sfavorevole per le cellule tumorali e disturbano la comunicazione tra le stesse, cosa che ne inibisce la crescita”.

La fase sperimentale della ricerca è stata eseguita mettendo a contatto diretto cellule malate provenienti da tratti di colon umano con un estratto di quercetina derivato dai cinque tipi di cipolle testate, mentre il prossimo step dello studio sarà sperimentare direttamente sull’uomo. Per ora i ricercatori stanno studiando vari metodi di estrazione della quercetina senza l’impiego di sostanze chimiche.

Per il momento, cipolle o no, sta di fatto che una alimentazione sana e genuina sia un’arma che aiuta contro lo sviluppo di un tumore. Via libera, quindi, a tutti i cibi che aiutano nella prevenzione, eliminate il junk food e datevi a un po’ di attività sportiva.

Fonte

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