Insanely News

Diffusione di informazioni obiettive e costruttive.

Insanely News

Categoria: Emergenze

brasile crollo diga

Brasile: il crollo della diga

 InsanelyNews: Crollo della diga in Brasile. Estenuante battaglia contro gli eventi climatici.

 

 

Le riprese dall’alto della zona colpita dall’inondazione dopo il crollo della diga.

 

Il presidente del Brasile Bolsonaro si è recato sul posto. Proseguono senza tregua la ricerche dei dispersi anche se sembra sempre più difficile che qualcuno sia riuscito a sopravvivere dopo il disastro.

 

fonte

 

uova canapa

Uova di Eggs: la gallina ad alimentazione biologica, con semi di canapa

(InsanelyNews) Ci sono diversi metodi per alimentare una gallina e oggi come oggi le uova che troviamo in commercio, provengono perlopiù dalla grande distribuzione.

Ma la grande distribuzione si avvale di allevamenti intensivi, dove le galline non vivono in maniera naturale e vengono mal-alimentate e curate se necessario con alimenti e medicine, appunto, che possiamo poi ritrovare, analizzandolo, all’interno delle uova, che poi per nostra sfortuna, mangeremo…

Può succedere come negli ultimi tempi, che a causa dell’estate molto calda, alcuni allevamenti di galline ovaiole adibite alla produzione internazionale, si ritrovano infestati da acari e pidocchi delle galline e ricorrono all’uso del fipronil, che è praticamente il principio attivo contenuto all’interno delle pipette che si usano per gli animali domestici, contro zecche e pulci.

Questo ha fatto scattare i controlli a tappeto e man mano se ne stanno scoprendo sempre di più, altri saranno già corsi ai ripari però…

Diventa fondamentale quindi, conoscere la provenienza di quello che ingeriamo, in quanto con buona probabilità contribuirà alle nostre sofferenze e alla nostra morte.

 

 

Vi riporto un esempio lampante, ma in Italia ne esistono molti.

Le uova di Eggs.

Chi conosce Eggs, sa già che tutte le uova del bistrot di Trastevere sono accuratamente scelte da piccoli allevamenti sostenibili e biologici, che non usano pesticidi né altre sostanze. In tempi di allarmi sulla sicurezza, è importante sapere cosa si mangia. E allora ecco una panoramica degli allevamenti dai quali ci serviamo, tutti italiani e tutti di altissima qualità.

Un azienda esemplare

L’azienda agricola Silvia O, certificata bio, conta 2.500 galline livornesi, con una produzione di circa 1.200 uova al giorno, allevate in pollai fatti con legno di castagno e rispettando le caratteristiche di spazio richieste per un allevamento biologico. Caratteristica dell’azienda, la produzione di uova da galline nutrite con semi di canapa.
In seguito alle sperimentazioni scientifiche, è stato notato un aumento degli acidi grassi polinsaturi in misura di uno a tre rispetto alle uova provenienti da galline alimentate con mangimi “normali”, rendendo così  quelle “alla canapa” più leggere a livello di consistenza, digeribilità e sapore.

Le galline erano alimentate rispettivamente con semi di canapa, semi di lino e cereali di ogni tipo. Alla fine del periodo stabilito, è risultato che le uova delle galline alimentate a canapa erano più grandi e pesanti delle altre e molto ricche di grassi Omega-3.

Grassi buoni che uccidono il colesterolo cattivo.

Così ogni giorno nell’azienda abruzzese viene aggiunto un 15% in su di semi di canapa all’alimentazione delle galline. Che è composta da grano turco, crusca e cereali vari, tutti di provenienza locale e biologica.

 

Vi consiglio quindi non prendere alla leggere questo argomento, ne va della salute vostra e dei vostri figli.

 

Giuseppe Paglialonga

 

 

incendi canadair

Incendi : flotta statale, appalti privati e alterazioni dei costi pubblici

(InsanelyNews)  Incendi : i Canadair e gli elicotteri antincendio sono gestiti da privati!

Lo scrive sulla propria pagina facebook Gherardo Chirici, professore associato di Inventari forestali e telerilevamento presso Università degli Studi di Firenze. Contratti sempre alle stesse ditte. Chiede il docente: “E se non ci fossero più incendi queste ditte che vendono i loro servizi di antincendio otterrebbero ancora i loro appalti milionari?”

Sorpresa: i Canadair che in questi giorni sorvolano il Sud Italia, e in particolare la Sicilia, al costo di 14 mila euro l’ora, per spegnere gli incendi sono gestiti da privati. La stessa cosa riguarda gli elicotteri per il salvataggio e la lotta agli incendi. Lo scrive sulla propria pagina facebook Gherardo Chirici, professore associato di inventari forestali e telerilevamento presso Università degli Studi di Firenze. Post riportato sulla pagina facebook del SI.F.U.S., il Sindacato Forestali Uniti per la Stabilizzazione (qui la pagina facebook).

“Tutti forse lo sanno già… – scrive il docente universitario – ma vorrei ricordare che la nostra famosa flotta di 19 Canadair così come la maggior parte della flotta di elicotteri per il salvataggio e la lotta agli incendi è privata. Ogni anno i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile e gli altri enti danno in appalto questi servizi di soccorso dal cielo. I contratti se li aggiudicano sempre le stesse ditte”.

Possibile? A quanto pare sì:

Tant’è – scrive sempre il professore Gherado Chirici – che dopo aver osservato un campione di 18 gare d’appalto, è intervenuta l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Il docente universitario riporta anche il passaggio dell’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dove si leggono i nomi delle società e dove si parla di possibili violazioni:

“RITENUTO, pertanto, che le condotte sopra descritte poste in essere dalle società Babcock Mission Critical Services Italia S.p.A. (già Inaer Aviation Italia S.p.A.), Airgreen S.r.l.Elifriulia S.r.l., Heliwest S.r.l., Eliossola S.r.l., Elitellina S.r.l., Star Work Sky S.a.s. e dall’Associazione Elicotteristica Italiana sono suscettibili di configurare un’intesa restrittiva della concorrenza in violazione dell’articolo 101 del TFUE”.

Testo del provvedimento – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, 14 Marzo 2017.

Amaro il commento del docente universitario:

“E se non ci fossero più incendi queste ditte che vendono i loro servizi di antincendio otterrebbero ancora i loro appalti milionari? Quando vedete un bel Canadair che sgancia la sua bomba d’acqua di 6000 litri pensateci…”.

La repubblica fa il punto:

Quindi, diciassette appalti regionali per elicotteri di pronto intervento. Questi li hanno vinti sei società italiane, tutte del Nord, per gare allestite dalle Regioni Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Veneto, Friuli, Toscana, Lazio, Sardegna, Campania e Sicilia. Il Lazio, nel 2016, ha assegnato l’appalto alla Heliwest di Isola d’Asti: 10 milioni, 10 elicotteri a disposizione.

La Finanza ha sequestrato i documenti. In Valle d’Aosta l’unico offerente nel 2009 e nel 2014 è stato Airgreen di Robassomero (Torino).

In Friuli nel 2015 unico partecipante (e vincitore) dopo un’asta andata deserta è stata Elifriulia di Ronchi dei Legionari.

L’Antitrust ipotizza che le sette sorelle del soccorso dal cielo (ci sono anche Eliossola di Domodossola, Elitellina di Sondrio e Star Work Sky di Strevi, Alessandria) abbiano condizionato «in senso anticompetitivo le procedure pubbliche di affidamento».

Tutte e sette le aziende sono nell’Associazione elicotteristica italiana, a sua volta responsabile «di un’intesa restrittiva della concorrenza ». La multinazionale Babcock allo spegnimento degli incendi italiani offre 19 Canadair, gli altri sei gruppi sotto inchiesta 90 elicotteri e 3 aerei Cessna.

 

Tratto da laRepubblica

rame tossico

Rame e Agricoltura, è allarme europeo: bisogna ridurne l’uso

(InsanelyNews) Il rame è ampiamente usato in agricoltura per combattere malattie e parassiti delle piante.

Per esempio da oltre un secolo è utilizzato contro la peronospora della vite, che può causare danni gravissimi alla produzione di uva.

E se da un lato è un metallo indispensabile per alcuni meccanismi biologici delle piante – gioca infatti un ruolo chiave nella fotosintesi e nella sintesi delle proteine – dall’altro però non ne va sottovaluta la tossicità.

Si deposita infatti nei primi strati del terreno, influenzando negativamente la vita microbica e lo sviluppo di batteri, alghe, funghi e lombrichi.

 

“Il rame che viene utilizzato come antiparassitario tende in pratica ad accumularsi nell’ambiente, in particolare nel suolo – spiega Stefania Tegli, ricercatrice del Dipartimento di scienze delle produzioni agroalimentari e dell’ambiente dell’Università di Firenze -. E, dal terreno, può raggiungere e inquinare le falde acquifere, determinando gravissimi rischi ambientali ed ecotossicologici su un ampio spettro di organismi e microrganismi”.

 

Per questo la Commissione europea ha finanziato con il fondo per l’ambiente LIFE+ il progetto After-Cu

 

(acronimo di “Anti-infective environmental friendly molecules against plant pathogenic bacteria for reducing Cu”), coordinato dall’ateneo fiorentino, che si prefigge di promuovere la riduzione dei composti di rame tradizionalmente utilizzati come battericidi in agricoltura, anche biologica.

“E ridurre l’utilizzo del rame come antiparassitario fa bene non solo all’ambiente, ma anche alla salute degli esseri umani e degli animali” ribadisce la biotecnologa agraria, responsabile del Laboratorio di patologia vegetale molecolare.

 

Non solo tossicità diretta dovuta al bioaccumulo del metallo nel terreno

L’uso ripetuto in agricoltura dei sali di rame come fungicidi e battericidi ha un effetto collaterale che non è assolutamente da sottovalutare: “il rame determina un aumento allarmante, nella microflora degli agroecosistemi, della percentuale di batteri resistenti agli antibiotici, che finiscono col costituire una sorta di serbatoio di geni per l’antibiotico-resistenza. Questi geni sono presenti su elementi mobili del loro genoma, i plasmidi, che possono essere trasmessi con facilità anche ai batteri patogeni di uomo e animali, rendendoli così a loro volta resistenti agli antibiotici e vanificandone di fatto l’azione profilattica e terapeutica in medicina umana e veterinaria” spiega Tegli.

 

Ecco allora che il fine di After-Cu

(con un budget di oltre 1milione e 200mila euro, cofinanziato dall’UE per il 50%) è testare la possibilità di sostituire l’impiego del rame come battericida con quello di piccole proteine innovative – che i ricercatori fiorentini hanno già sviluppato in laboratorio – dall’azione antinfettiva verso i batteri che causano malattie alle piante. “L’obiettivo specifico del progetto è dimostrare dunque l’attività anti-infettiva di questi peptidi che, a differenza degli antibiotici, non mirano a uccidere il batterio ma solo a disarmarlo, in modo tale che non possa sviluppare resistenza al trattamento. Sono molecole, cioè, antinfettive e non antibatteriche”.

 

“Recentemente – aggiunge la professoressa – sono stati già proposti interessanti esempi di nuovi fungicidi alternativi ai sali di rame, ma non esistono ancora sostanze analoghe attive contro i batteri patogeni delle piante. Carenza a mio avviso ancora più grave considerando che i cambiamenti climatici stanno ampliando l’area di diffusione di alcuni batteri fitopatogeni tipicamente estranei all’ecosistema europeo, così come stanno aggravando l’incidenza e la severità di quelli endemici”.

 

In particolare, i ricercatori vogliono valutare l’efficacia di queste proteine nel contrastare i batteri fitopatogeni Gram negativi, che sono tra i più diffusi e che provocano i maggiori danni in ambito vegetale.

 

“Cosa interessante è che i meccanismi che rendono questi batteri patogeni per le piante sono strutturalmente e funzionalmente conservati anche nei batteri Gram negativi patogeni per animali e uomo. Per cui, se questa strategia risulterà vincente, potrà in futuro essere facilmente trasferita anche in ambito medico e veterinario, con scarso rischio di sviluppo di resistenze a seguito di ripetuti trattamenti”.

 

Insomma, dal progetto biennale che è appena partito, i ricercatori si aspettano anche possibili ricadute sulla salute umana.

 

“Questo è sicuramente un risvolto non secondario della nostra ricerca, – spiega Tegli – poiché il controllo delle malattie di origine batterica, sia per gli esseri umani che per gli animali, dipende ancora esclusivamente dall’uso di antibiotici, per i quali esiste però il gravissimo problema, mondiale, che alla lunga i batteri sviluppano resistenze ai trattamenti, compromettendone in maniera allarmante l’efficacia. Quindi, poter contare su farmaci antinfettivi, da affiancare agli antibiotici, non è cosa di poco conto”.

 

Intanto, a partire dal 2002, per ridurre i possibili effetti negativi connessi all’utilizzo dei prodotti fitosanitari contenenti rame come sostanza attiva, sono state emanate disposizioni legislative comunitarie e nazionali: per esempio, nell’agricoltura biologica non si può superare la dose di 6 kg di rame per ettaro nel corso dell’anno.

 

“Del resto – conclude la coordinatrice del progetto After-Cu – secondo recenti studi condotti in vari Paesi dell’Unione europea, l’uso continuativo, dall’800 a oggi, dei sali di rame come fitofarmaci ha portato a concentrazioni tossiche del metallo nei terreni agricoli, con livelli che variano tra 100 fino a 1.280 milligrammi per chilo di suolo, contro valori di 5-20 mg per kg di suolo in quelle aree non usate per attività agricole”.

FONTI

lastampa.it

adnkronos

 

sos acqua

Campania SOS acqua: è emergenza siccità…Rete idrica bucata per il 30%

(InsanelyNews) In Campania dove non piove da circa 18 mesi,  e’ SOS acqua tra emergenza siccità e rete idrica bucata.

L’emergenza “ACQUA” tocca in particolar modo la provincia di Salerno, la costiera amalfitana e cilentana, Capri e Ischia mettendo in in ginocchio il settore agricolo poiché gli invasi idrici non sono in grado di assicurare un rifornimento adeguato.

E’ quanto sottolinea Legambiente Campania che denuncia un sistema idrico, con elevati consumi, in particolare del settore agricolo, una rete di captazione, adduzione e distribuzione che fa acqua da tutte le parti (e non è un gioco di parole)e la mancata messa in pratica del riutilizzo delle acque reflue depurate.

Secondo i dati Istat ogni italiano consuma in media 245 litri di acqua potabile al giorno ma gli acquedotti perdono il 40 % dell’acqua.

A Napoli, ogni cittadino consuma in media 154,7 litri al giorno con il 34,30% di perdite idriche reali.

I cittadini salernitani registrano bassi consumi 116 litri giorno ma hanno una dispersione nella rete pari al 56,50%, la peggiore tra i cinque capoluoghi di provincia.

Benevento ottiene il miglior risultato in Campania con un consumo di 134 litri al giorno e il 28,90% di perdite idriche reali.

Caserta e Avellino registrano il 46% di perdite idriche reali.

Inoltre la diminuzione delle piogge, in Campania si registra un 30% in meno di precipitazioni, mette a rischio le produzione agricole: oltre 13% sono a rischio.

Il tutto viene ulteriormente aggravato da una urbanizzazione selvaggia che in Campania ha impermeabilizzato e compromesso, alla luce dei più recenti dati ISPRA sul consumo di suolo, una superficie di 145.872 ettari, e interessano quindi l’11% circa dell’intero territorio regionale.

Nel dettaglio le pianure alluvionali risultano urbanizzate per il 25% della loro totale estensione, le fertili pianure pedemontane per il 26%, i complessi vulcanici per il 28%, fino ad arrivare al 31% delle pregiate aree costiere.

Davanti a questi numeri , Legambiente ribadisce la necessita di incentivare una corretta e sostenibile gestione della risorsa idrica, che da una parte riduca la domanda e i consumi e dall’altra incrementi l’efficienza degli usi, per evitare, anche in risposta ai mutamenti climatici in atto, fenomeni di crisi per la regione .

Sul fronte agricoltura…

L’agricoltura è la prima vittima di questa emergenza siccità, settore che inCampania richiede oltre 500 milioni di m3 di acqua all’anno, per Lega-ambiente occorre ripensare ad una riconversione del sistema di irrigazione dei terreni agricoli in prevalenza(60%) fondato sulla modalità poco efficaci (aspersione o pioggia, scorrimento/infiltrazione) puntando a sistemi di microirrigazione e a goccia, che possono garantire almeno il 50% del risparmio di acqua utilizzata e rivedere completamente il sistema di tariffazione degli usi dell’acqua, con un sistema di premialità e penalità che valorizzi le esperienze virtuose. Occorre poi ragionare sugli scenari futuri di riconversione agricola verso colture meno idroesigenti, o comunque adeguate alle condizioni climatiche e alle disponibilità idriche del territorio. – si deve poi rivedere.

Riuso dell’acqua

Per ridurre i prelievi di acqua e gli scarichi nei corpi idrici ricettori, occorre praticare il riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura, così come nell’industria. Ma per farlo è ormai urgente modificare il decreto del Ministero dell’ambiente n. 185/2003 sul riuso dell’acqua. Sul piano della gestione della risorsa è necessario che le Regioni mettano in campo politiche indirizzate verso il risparmio e l’efficienza nell’uso dell’acqua.

Oggi i nuovi Piani di gestione a livello di distretto idrografico, calati poi nei Pta regionali, devono prevedere strumenti concreti che si trasformano in piani di gestione locale, indirizzati al risparmio e alla tutela quantitativa della risorsa idrica.

Occorre, inoltre, rendere sempre più efficace il sistema dei controlli preventivi da parte degli enti locali e di quelli repressivi da parte delle forze dell’ordine, dei prelievi abusivi di acqua dalle aste fluviali e dalle falde, così come occorre aggiornare il censimento dei pozzi di prelievo idrico ed irriguo.

Infine l’associazione ambientalista ricorda il tema della risorsa idrica rappresenta un fattore chiave anche per la sostenibilità in edilizia, per questo è fondamentale inserire sempre di più la voce del risparmio idrico all’interno dei regolamenti edilizi. Mettere in pratica azioni per il risparmio della risorsa idrica nelle case (attraverso la raccolta della pioggia e la separazione, trattamento e riuso delle acque grigie), così come nelle attività industriali e agricole, e adottare dei regolamenti edilizi per la riqualificazione degli edifici anche dal punto di vista idrico sono scelte obbligate e fondamentali, per una concreta politica di tutela della risorsa. Ma soprattutto sono interventi a basso costo, da parte delle amministrazioni, che consentono da subito risultati concreti.

 

Fonte

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén

English English Italian Italian