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Donald Trump intercettato da Cina e Russia

L’iphone del presidente degli Stati Uniti è stato intercettato e lui continua a usarlo per telefonare ai suoi amici, scrive il New York Times, e non vuole sentire ragioni

I servizi segreti della Cina e della Russia spiano regolarmente le telefonate che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, effettua tramite il suo iPhone personale ignorando le molte richieste di maggiori cautele da parte dei suoi consiglieri e dell’intelligence statunitense, che gliene hanno fortemente sconsigliato l’utilizzo. Le pratiche di comunicazione poco sicure seguite da Trump e i rischi per la sicurezza nazionale sono stati raccontati dal New York Times in un lungo articolo basato sulla testimonianza di collaboratori della Casa Bianca e dei servizi segreti, frustrati dalla noncuranza con cui Trump utilizza smartphone che possono essere facilmente intercettati.

Trump ha tre iPhone: due modificati dall’NSA – l’agenzia governativa che si occupa della sicurezza informatica – per ridurre i rischi di intercettazioni, e uno personale sul quale non ci sono particolari limitazioni e che è quindi la principale fonte di preoccupazione per l’intelligence statunitense e i collaboratori del presidente. Il terzo iPhone viene usato da Trump perché, a differenza degli altri due, dà la possibilità di mantenere una rubrica con i numeri di telefono.

I due iPhone modificati dall’NSA sono predisposti rispettivamente per utilizzare Twitter e alcune altre applicazioni, e per effettuare telefonate. Le loro funzionalità sono molto limitate, compresa l‘impossibilità di mantenere una lista dei contatti, e per questo Trump ne utilizza un terzo, personale, con il quale fa sostanzialmente ciò che vuole. Non potendogli impedire di usarlo, e non essendo mai riusciti a convincere Trump a usare la linea fissa e protetta della Casa Bianca, i suoi assistenti si limitano ormai a sperare che il presidente non diffonda informazioni riservate durante le chiamate ai suoi amici che potrebbero essere intercettate, spiega il New York Times.

Trump sembra snobbare quasi completamente i rischi che comporta l’uso di un normale smartphone per le sue attività, e ignora diverse altre regole pensate per ridurre i pericoli. I protocolli di sicurezza prevedono che il presidente cambi i propri smartphone ogni 30 giorni, evitando che vengano utilizzati per tempi più lunghi cellulari che potrebbero essere stati compromessi. Le fonti consultate dal New York Times dicono che questa pratica non viene quasi mai seguita, perché a Trump non piace che si perdano per strada i dati salvati sui telefoni, che non possono essere trasferiti da un modello all’altro proprio per il rischio di importare eventuali malware nei nuovi.

L’accesso limitato ai mezzi di comunicazione diretta è un problema con il quale devono fare i conti da tempo i presidenti degli Stati Uniti, e più in generale tutti i capi di stato e di governo. A Barack Obama, il predecessore di Trump, fu concesso l’utilizzo di un iPhone solamente durante il suo secondo mandato (prima utilizzava un BlackBerry modificato), ma lo smartphone era pesantemente limitato: non poteva effettuare chiamate, non poteva ricevere email se non da una particolare selezione di contatti, non aveva fotocamera e microfono, non poteva essere usato per scaricare applicazioni a discrezione di Obama e aveva il sistema di invio degli SMS disabilitato. Raccontando le limitazioni del suo iPhone, durante un’intervista televisiva al Tonight Show di Jimmy Fallon nel 2016, Obama disse: “È un gran telefono, il migliore sulla piazza, ma non scatta foto e non ti fa mandare messaggi. La funzione telefono non è attiva, non puoi nemmeno ascoltarci la musica. Hai presente i telefoni giocattolo dei bambini di 3 anni? Una cosa del genere”.

L’iPhone che Trump usa per Twitter non usa la rete cellulare e si può collegare a Internet solamente tramite WiFi. Il problema però è il modo in cui viene utilizzato da Trump: dovrebbe collegarsi solamente a reti wireless fidate e sicure, ma sembra ci siano state occasioni in cui ne abbia usate di meno affidabili. A questo si aggiungono dimenticanze e trascuratezze: nel 2016 Trump dimenticò il suo iPhone su un golf cart in un campo da golf nel New Jersey, rendendo necessaria una ricerca su larga scala del suo telefono che rischiava di rimanere perduto per sempre, con dentro i dati del presidente degli Stati Uniti.

L’articolo del New York Times non spiega però nel dettaglio quali possano essere le tecniche utilizzate dai servizi segreti cinesi e russi per intercettare le telefonate di Trump, limitandosi a questa descrizione:

Le chiamate effettuate dal telefono sono intercettate mentre viaggiano da un ripetitore ai sistemi via cavo ai centralini, che costituiscono le reti di telefonia a livello internazionale. Le chiamate effettuate da qualsiasi cellulare – che sia iPhone, Android o vecchi modelli Samsung – sono vulnerabili.

La descrizione è molto generica – forse volutamente, per non offrire troppi dettagli: per prassi articoli del genere non contengono mai informazioni che possano minare la sicurezza nazionale – o forse perché è contemplata la possibilità che siano impiegati più sistemi per intercettare Trump. Alex Stamos, ex responsabile della sicurezza di Facebook, ha scritto su Twitter che le intercettazioni potrebbero avvenire sfruttando una non meglio definita vulnerabilità del sistema “Voice over LTE” (VoLTE), cioè sfruttando la rete 4G per effettuare anche le chiamate vocali con una migliore qualità audio. Stamos ha però ricordato che a oggi non ci sono sistemi noti per decifrare le chiamate su LTE, anche se questo non esclude che esistano soluzioni per farlo e che le intelligence di alcuni governi ne siano a conoscenza.

A prescindere dai sistemi utilizzati nella pratica da Cina e Russia, l’articolo del New York Times è stato accolto con toni preoccupati da parte di numerosi esperti di sicurezza informatica e nazionale negli Stati Uniti. In misura diversa, buona parte dei governi del mondo si spiano a vicenda, ma ognuno di loro segue comunque alcune precauzioni per mitigare i rischi. Le linee fisse della Casa Bianca, per esempio, offrono maggiori tutele e sicurezza, ma Trump non è sempre disposto a utilizzarle, soprattutto quando vuole fare chiamate personali con amici e personaggi con cui mantiene gli affari di famiglia e di cui non vuole sia mantenuta traccia.

Il lavoro più intenso di spionaggio delle telefonate avviene da parte del governo cinese, scrive sempre il New York Times. Già in passato, con altri presidenti, la Cina aveva provato a sfruttare le loro reti di conoscenze per influenzarne le politiche, in modo da trarre qualche vantaggio soprattutto sul piano commerciale. La possibilità di accedere direttamente a ciò che Trump dice al telefono ad amici e conoscenti amplifica queste capacità, consentendo alla Cina di avere un maggiore controllo nelle proprie tattiche d’influenza.

L’obiettivo del governo cinese nell’ultimo periodo è stato quello di evitare una continua escalation nella cosiddetta “guerra commerciale” tra Stati Uniti e Cina, avviata dallo stesso Trump con la decisione di imporre dazi su numerosi beni importati dal mercato cinese. L’idea è che, grazie alle intercettazioni e all’influenza di alcuni conoscenti, si possa tenere sotto controllo la situazione evitando danni più gravi al sistema economico. Secondo le fonti consultate dal New York Times, il governo russo mantiene invece un controllo più rudimentale, considerati i buoni rapporti personali tra il presidente russo, Vladimir Putin, e lo stesso Trump. Gli interessi della Russia sarebbero al momento già tutelati a sufficienza, non rendendo necessarie attività di influenza come quelle tentate dal governo cinese.

Fonte https://www.nytimes.com/2018/10/24/us/politics/trump-phone-security.html

Federal Reserve

Federal Reserve e la fine del (petro)dollaro: quello che non devi sapere

(InsanelyNews) La capacità degli Stati Uniti di mantenere la propria influenza sul resto del mondo sta diminuendo lentamente.

Introduzione

La federal reserve è una struttura privata e indipendente dal governo statunitense, con finalità pubblicistiche e con alcuni aspetti di natura privatistica. La Fed viene considerata una banca centrale indipendente perché le sue decisioni non sono ratificate da alcun organo del potere esecutivo o legislativo.

Il Federal System è oggi costituito da una agenzia governativa centrale, il Board of Governors of the Federal Reserve System – con sede nella capitale Washington D.C. e composto da 7 governatori nominati dal Presidente degli Stati Uniti – e da dodici Federal Reserve Bank regionali, i cui presidenti sono nominati con complesse procedure.

Sia il Board che le 12 Reserve Bank condividono responsabilità nel campo della vigilanza sugli intermediari finanziari e le loro attività, nonché per quanto riguarda l’offerta di servizi bancari alle istituzioni creditizie e al governo. Uno dei principali componenti del Federal Reserve System è il Federal Open Market Committee (FOMC), composto da 12 membri: tutti i 7 membri del Board of Governors, dal presidente della Federal Reserve Bank di New York e, a rotazione, da 4 dei rimanenti 11 presidenti delle altre Reserve Bank federali. Il FOMC è responsabile della definizione delle operazioni di mercato aperto, il principale strumento della Fed per influenzare i tassi di interesse sui mercati monetari e finanziari.

Il Petrodollaro

Da quando il petrodollaro  venne istituito nel 1971, la moneta ha monopolizzato il commercio internazionale grazie a scambi con l’OPEC e continui interventi militari. C’è però una crescente opposizione allo standard americano, aumentata recentemente dal fatto che diversi Stati del Golfo hanno bloccato il Qatar, accusato di finanziare il terrorismo.

Nonostante la narrativa principale, ci sono diverse altre ragioni per cui Qatar è nel mirino. Negli ultimi due anni, ha condotto oltre $86 miliardi di transazioni in yuan e ha firmato altri accordi con la Cina che incoraggiano ulteriormente la cooperazione economica. Il Qatar ha inoltre i maggiori giacimenti di gas naturale del mondo, assieme a quelli iraniani, dando ai due paesi una significativa influenza regionale.

Nel frattempo, i debiti incontrollabili e le divisioni politiche degli Stati Uniti sono segni evidenti di vulnerabilità.

I cinesi e i russi hanno istituito in modo proattivo sistemi finanziari alternativi per chi cerca di allontanarsi dalla Fed.

Dopo che l’FMI ad ottobre ha accettato lo yuan nel suo paniere di valute di riserva, investitori ed economisti hanno finalmente cominciato a prestare attenzione. Il potere economico detenuto dalla Federal Reserve è stato fondamentale nel finanziamento dell’impero americano, ma sono in corso grossi cambiamenti geopolitici. La reputazione degli americani, dopo decenni di guerre non dichiarate, di sorveglianza di massa e di politica estera catastrofica, si è totalmente rovinata.

I BRICS non stanno sfidando frontalmente l’ordine stabilito

Una delle migliori risorse rimastele è la forza militare, che però è inutile se priva di una forte economia che la finanzi. I BRICS non stanno sfidando frontalmente l’ordine stabilito, ma hanno invece scelto di minarne il sostegno finanziario.

Il Qatar è solo l’ultimo dei paesi che hanno adottato misure per aggirare il dollaro.
La Russia ha fatto scalpore nel 2016 quando ha iniziato ad accettare pagamenti in yuan ed è divenuta il maggiore partner petrolifero della Cina, rubando una grande quota di mercato all’Arabia Saudita.
Anche l’Iran ha mollato il dollaro all’inizio di quest’anno in risposta al travel ban di Trump.

Alla fine, anche i nostri alleati cominceranno a chiedersi cosa serva meglio i propri interessi.

Altri paesi potrebbero seguire l’esempio Britannico

Molti paesi europei sono arrabbiati con i burocrati non eletti di Bruxelles su temi quali immigrazione, terrorismo e austerità. Se le cose peggiorassero, altri paesi potrebbero potenzialmente seguire l’esempio britannico e votare per uscire. È evidente che i paesi dell’Europa dell’est guarderanno verso Oriente per ottenere le risorse di cui le loro economie necessitano.

 

Cina, Russia e India sono davanti a tutti e hanno iniziato anni fa a fare scorta di oro.

Sanno che i beni fisici, e non il denaro fiat, saranno la vera misura della ricchezza nel futuro prossimo. L’iperinflazione storica verificatasi in questi paesi ha consolidato l’importanza dei metalli preziosi nei loro sistemi monetari. Purtroppo, la maggior parte degli americani ignora il passato e probabilmente alla prossima crisi vedrà ancora bailout del governo e denaro stampato. Anche i funzionari della FED hanno ammesso che il quantitative easing è l’unica soluzione.

Rinomati investitori hanno avvertito dell’attuale  spostamento di ricchezza dall’Ovest all’Est, ma burocrati e banchieri centrali rifiutano di ammettere quanto le cose possano diventare gravi. L’impatto sulla persona media potrebbe essere devastante se questa non è adeguatamente preparata.

L’economista e autore James Rickards riassume il perché Cina e Russia sono così interessate all’acquisto di metalli preziosi:

“Sono bloccati con i loro dollari. Temono, a ragione, che gli americani vogliano uscire dal loro debito di $19 miliardi giocando con l’inflazione. La soluzione della Cina è comprare oro. Se il dollaro si inflazionerà, il patrimonio del Tesoro cinese scenderà, ma il prezzo in dollari del suo oro salirà. Una grande riserva d’oro è una prudente diversificazione. I motivi della Russia sono geopolitici. L’oro è l’arma del 21° secolo per le guerre finanziarie. Gli Stati Uniti controllano i sistemi di pagamento in dollari e, con l’aiuto degli alleati europei, possono espellere gli avversari dallo Swift (il sistema di pagamenti internazionali). L’oro è immune da tali aggressioni, non può essere hackerato, cancellato o congelato. Usarlo è un modo semplice per i russi di evitare le interferenze statunitensi”.

Gli esperti mainstream continueranno a distrarre il pubblico con gli stessi ottimistici discorsi, ma approfittare della calma prima della tempesta è molto importante.

 

I banchieri centrali faranno di tutto per tenere in piedi il loro Ponzi scheme.

Solo i singoli individui possono attivarsi per proteggere sé stessi ed altri. Chi adotterà denaro sano e criptovalute prospererà in questa nuova e competitiva economia globale. Se l’America non riuscirà ad adattarsi, lo stesso sistema fiat che le ha dato potere la ridurrà in povertà.

Fonte: http://theantimedia.org

Traduzione per www.comedonchisciotte.org di HMG

stati uniti iran

Stati uniti: pianificano una rivoluzione colorata in Iran

(InsanelyNews) Con il lancio di sei missili a medio raggio contro le postazioni dello Stato Islamico a Dayr al-Zawr, in Siria, l’Iran ha voluto mostrare i muscoli e mandare un chiaro messaggio a Washington dopo le recenti prese di posizione del Segretario di Stato Rex Tillerson. Nei giorni scorsi, infatti, Tillerson ha ammesso che gli Stati Uniti lavorano per un cambio di regime a Teheran con l’obiettivo di «arrivare a una transizione pacifica di quel governo».

Il Segretario di Stato (stati uniti) ha chiarito la strategia di Washington nei confronti della Repubblica Islamica davanti alla commissione Affari Esteri alla Camera, rispondendo ad alcune domande del senatore repubblicano Ted Poe: «Stanno facendo delle cose molto gravi in tutto il mondo in nome del terrorismo e calpestando i diritti umani – ha detto Poe, riferendosi alla Guardia rivoluzionaria iraniana – Sosteniamo una filosofia di cambiamento pacifico di quel regime? Ci sono iraniani in tutto il mondo. Alcuni sono qui. Altri sono in Iran e non sostengono lo stato totalitario».

Tillerson: “Sì a transizione pacifica”

«La nostra politica nei confronti dell’Iran è in fase di sviluppo – ha chiarito Tillerson – la loro presenza è destabilizzante nella regione per via del loro attivismo militare in Siria, Iraq, nello Yemen e a sostegno di Hezbollah. Ci stiamo muovendo per contrastare l’egemonia iraniana. Stiamo valutando l’ipotesi, anche dal punto di vista diplomatico, di inserire la Guardia rivoluzionaria iraniana nella lista delle organizzazioni terroristiche. La nostra politica – ha aggiunto – è quella di porre fine a quest’egemonia, contenendo la loro capacità di sviluppare armi nucleari e sostenendo quegli elementi all’interno del Paese che potrebbero condurlo verso una transizione pacifica. Elementi che conosciamo bene».

Dal gennaio 1979, quando milioni di persone scesero in piazza per reclamare la caduta del governo dello scià Muhammed Reza Pahlavi – gendarme degli Stati Uniti nell’area – e il ritorno nel Paese dell’ayatollah Kohmeini, fautore della rivoluzione islamica, i rapporti con la Casa Bianca sono sempre stati molto controversi e conflittuali. E la nuova, più aggressiva e determinata strategia degli Usa, in linea con gli interessi sauditi, rischia di alzare ulteriormente l’asticella dello scontro.

La replica di Teheran: “Washington fallirà”

Tocca al leader della rivoluzione, l’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, replicare alle parole del Segretario di Stato americano. «Questa rivoluzione  è stata vista con grande ostilità fin dall’inizio – ha osservato Khamenei, affermando che gli Stati Uniti hanno sempre cercato di arrivare a un cambio di regime in Iran, «ma i loro sforzi sono sempre stati fallimentari». Khamenei minimizza quanto affermato da Tillerson: «Non diamo troppo peso alle dichiarazioni di quest’uomo che si è appena insediato alla Casa Bianca. Questa politica anti-iraniana non è certo una novità. C’è dal primo giorno, il loro linguaggio e i loro toni non sono affatto cambiati. Ora dicono di voler cambiare la costituzione della Repubblica Islamica. Bé, quand’è che non l’hanno provato a fare? Gli Stati Uniti lo hanno sempre voluto e sempre hanno fallito. E continuerà ad essere così».

Dura replica anche da parte del portavoce del Ministro degli Esteri iraniano Bahram Qassemi, che ha definito le parole di Tillerson «inaccettabili e da condannare con forza poiché violano in maniera grave le regole del diritto internazionale».

Gli Usa sposano la politica di Riyad contro l’Iran

Sposando le istanze dei sauditi, l’amministrazione Trump ha posto sullo stesso piano la lotta a Daesh e all’Islam politico a quella nei confronti di Teheran e della Repubblica Islamica. Una sfida a tutto campo che si combatte sul campo di battaglia, in Siria: mentre i jihadisti perdono costantemente terreno e posizioni, infatti, si registrano pesanti scontri armati nei pressi di Raqqa tra i ribelli curdi-siriani (Sdf) armati da Washington e l’esercito arabo siriano del presidente Bashar al-Assad, sostenuto proprio dall’Iran e dalla Russia.

Ma le ostilità proseguono anche sul fronte diplomatico. Con 98 voti a favore e solamente 2 contrari, il Senato degli Stati Uniti ha appena varato nuove sanzioni economiche contro Mosca e Teheran: segnale che il sentimento anti-iraniano è trasversale agli schieramenti ed è pienamente supportato dallo Stato profondo.

Fonti:

http://www.politico.com/story/2017/06/15/russia-iran-sanctions-senate-vote-239594

Rex Tillerson Admits US Working Towards Regime Change In Iran

http://presstv.com/Detail/2017/06/19/525758/IRGC-Syria-Daesh

 

siccità

SICCITÀ: “Mancano all’appello 20 MILIARDI DI METRI CUBI DI ACQUA”

(InsanelyNews) Temperature bollenti e anomale rispetto al passato.

Siccità : la primavera 2017 spaventa l’Italia.Un caldo infernale che è esploso nel mese di giugno ma già a marzo, aprile e maggio aveva portato un cambiamento radicale rispetto agli anni precedenti.  

Un fenomeno che ha colpito maggiormente l’area nord e ovest del Paese, ma si è sviluppata per l’intero “stivale”.

Negli ultimi 60 anni solo una volta si era sorpassata la soglia di caldo che stiamo vivendo adesso, era il 2007.  A preoccupare maggiormente gli esperti è la mancanza all’appello circa 20 miliardi di metri cubi d’acqua sull’intero territorio nazionale. Una cifra enorme che spaventa in proiezione presente ma soprattutto futura.

L’alta pressione ‘Giuda’ governa il tempo sull’Italia.

ILMeteo.it annuncia per oggi, bel tempo e sole su quasi tutto il Paese, con temperature in ulteriore aumento. La maggiore calura comporterà, tuttavia, un incremento dell’attività instabile sull’arco alpino, soprattutto centro-orientale, con rovesci e temporali diffusi nel pomeriggio, ma la siccità persiste.

Locali temporali anche nei giorni prossimi sulle Alpi, maggiormente concentrati sui rilievi di Nordest e su quelli del Piemonte occidentale. 

Antonio Sanò, il direttore e fondatore de iLMeteo.it, comunica che le condizioni anti-cicloniche si protrarranno quasi fino a fine mese e che ci si deve attendere una ondata di caldo tra le più intense degli ultimi quindici anni.

Anzi, da venerdì e verso l’ultimo weekend di giugno, all’anticiclone Giuda succederà quello più infuocato Caronte il quale traghetterà immense masse d’aria calda dal deserto algerino-tunisino verso l’Italia.

Il caldo si farà rovente da Nord a Sud con punte, nelle temperature massime, fino a 38/39°, in particolare sull’Emilia-Romagna e in Puglia. Possibili locali temporali sui rilievi lucani e di Nordest, più intensi nel corso di Domenica 25. Sole ad oltranza altrove.

fonti:

leggo.it

leggo.it

ISIS

ISIS: la Brigata siriana addestrata dai Russi contro e poi…

(InsanelyNews) Un comandante di una brigata d’elite siriana addestrata dalla Russia ha avvertito che dopo aver eliminato i terroristi, si rivolgeranno alle truppe degli Stati Uniti.

“Gli Stati Uniti stanno gradualmente espandendo la loro presenza in tutto il paese. Sono venuti dal nord, dal’est e dai fianchi meridionali”, ha dichiarato un comandante della forze di elite, ‘ ISIS Hunters ’, in un video pubblicato ieri dai media locali.

Secondo i militari, che si presentano sempre incappucciati, l’obiettivo delle truppe statunitensi è quello di dividere la Siria e disintegrarla in piccole aree.

“Dobbiamo come nazione resistere fino a cacciare l’ ISIS sterminandolo. E poi espelleremo anche gli americani”, ha precisato.

Le truppe siriane, ha spiegato, saranno presto a Raqqa e poi passeranno nella provincia orientale di Deir al-Zur, dove l’ ISIS mantiene una forte presenza e fortificazioni importanti.

Queste dichiarazioni coincidono con quelle di Abu al-Atheer, un portavoce di una fazione legata al cosiddetto Esercito siriano libero (ELS), il quale ha detto alla Reuters che le forze Usa hanno ampliato la loro presenza ad Al-Tanf, nel sud-est nella provincia centrale di Homs, per stabilire una seconda base ad al-Zakf, circa 60-70 km a nord-est del paese arabo.

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Fonte: Hispantv
Tratto da: lantidiplomatico
clima - Amundsen

Clima: i ghiacci si stanno sciogliendo e l’Amundsen non partirà

(InsanelyNews) La rompighiaccio canadese Amundsen non partirà per l’Artico quest’anno.

La nave avrebbe dovuto salpare portando a bordo alcuni scienziati per uno studio in quella zona relativo ai cambiamenti del clima in atto, ma le temperature si sono nel frattempo alzate e i ghiacci dell’Artico si stanno muovendo.

Spedizione troppo pericolosa

Il viaggio era in programma da tempo

Il suo obiettivo era quello di monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marino e costiero della zona artica.

 

Il primo effetto è eclatante

L’innalzamento delle temperature ha messo in movimento i ghiacci e ha reso il viaggio troppo rischioso. I cambiamenti climatici metterebbero a repentaglio la vita degli scienziati a bordo.

I ricercatori si sono accorti molto presto che il viaggio sarebbe stato impossibile: un movimento a Sud dei ghiacci avrebbe impedito alla Amundsen di raggiungere la propria meta in tempo per condurre gli studi previsti.

I ghiacci, a causa dei cambiamenti del clima, si sono assottigliati oppure sciolti e quindi hanno iniziato spostamenti rilevanti.

Così, la missione è stata cancellata, con la consapevolezza che condizioni simili saranno sempre più frequenti in futuro e costringeranno gli esseri umani a modificare le proprie abitudini di vita a causa dei cambiamenti climatici.

Il progetto BaySis

Si tratta dell’Hudson Bay System Study (BaySys), che coinvolge 40 scienziati provenienti da 5 università canadesi e sostenuto con 15 milione di dollari in 4 anni.

Una partnership tra gli scienziati, guidata dall’Università di Manitoba, e la presenza della Guardia Costiera canadese hanno consentito uno sviluppo costante di questi studi sui cambiamenti del clima per 15 anni.

La Amundsen è equipaggiata con 65 sistemi scientifici, 22 a bordo e laboratori portatili, oltre ad una serie di strumenti che hanno permesso agli scienziati di concentrarsi sui sedimenti, sugli ecosistemi e su tutto ciò che si trova sui ghiacci ma anche al di sotto del livello del mare, sulla neve e nell’atmosfera.

Cosa accadrà alla Amundsen

La spedizione prevista per il 2017 non sarà del tutto interrotta, è previsto uno studio sugli oceani e la Nunavik Inuit Health Survey, mentre gli scienziati sperano di poter riprendere il programma BaySis nel 2018. Ma le parole contenute in una nota dell’Università di Manitoba riassumono alla perfezione lo scenario:

“Le ricerche dei nostri scienziati indicano chiaramente che i cambiamenti climatici non sono qualcosa che accadrà nel futuro. Sono già qui”.

fonte

clima Zichichi

Clima: “Che succederà al mondo fra 10 anni?”. Zichichi smonta le balle

(InsanelyNews) Quegli scienziati, o presunti tali, che affermano con certezza come si comporterà il clima da qui ai prossimi secoli stanno solo prendendo in giro i loro interlocutori.

Lo scienziato Antonino Zichichi lo ha dovuto ribadire con un intervento su Il Giornale, nel quale ha spiegato quanto sia complesso prevedere l’andamento del clima e quindi quanto non possano essere ancora affidabili le previsioni, anche allarmistiche, di chi sostiene l’inesorabile surriscaldamento del pianeta.

“Sono necessarie almeno re equazioni differenziali non lineari accoppiate – dice Zichichi – non lineari vuol dire che l’evoluzione dipende anche da se stessa. Questo complica terribilmente la matematica al punto da non potere più avere un’equazione in grado di sintetizzare tutti i fenomeni studiati. Ecco perché la scienza non ha l’equazione sul clima”.

Zichichi si rivolge proprio a chi parla, spesso a sproposito, di “riscaldamento globale e attribuisce alle attività umane la responsabilità di questo riscaldamento”. Per farlo è “necessario sapere quali sono le prove sperimentali a sostegno del modello matematico costruito ad hoc”.

 

Insomma non esiste ancora una formula esaustiva che dica chiaro e tondo cosa ne sarà del clima terrestre: “Se un’equazione analoga prevedesse le catastrofi di cui parlano gli esperti di climatologia, è fuori discussione che un capo di Stato dovrebbe agire per evitare quelle catastrofi”.

 

Cosa dovrebbero fare quindi i governi?

Zichichi non ha dubbi innanzitutto sul “distinguere nettamente tra evoluzione climatologica e inquinamento; combattere con provvedimento drastici l’inquinamento, ma restare prudenti sul clima”.

 

E l’Europa?

Lo scienziato italiano dice che si dovrebbe “investire in ricerca fondamentale il doppio di quello che fanno gli Usa, senza costringere l’economia del Vecchio continente a subire un’ulteriore colpo”.

 

Il terreno perso dai Paesi europei è già tanto.

Mentre Trump si è rifiutato di votare un’equazione inquinamento-clima che non esiste, l’Europa l’ha fatto. La strada scelta dagli Stati Uniti secondo Zichichi li porterà “fra dieci anni l’America avrà i livelli più bassi d’inquinamento al mondo e un’economia fiorente. L’Europa invece combatterà poco i veleni della produzione agricola e industriale e si troverà con un’economia a rimorchio della locomotiva Usa”.

Fonte: informazioneitalia

hacking malware

Malware: i russi hanno creato un sistema per colpire le reti elettriche

(InsanelyNews) L’arma, progettata da esperti informatici russi e da hacker che collaborano con il Cremlino, è stata denominata “CrashOverride”, ed è un malware che potrebbe avere effetti devastanti nei sistemi elettrici civili e militari delle prossime guerre in cui sono impegnate le forze di sicurezza russa.

Secondo le analisi di Dragos, riprese anche dal Washington Post, il malware sarebbe già stato testato a dicembre del 2015 sul fronte ucraino. Lo scorso inverno, il malware avrebbe penetrato i sistemi di sicurezza del gestore dell’energia elettrica ucraino Ukrenergo, provocando un blackout che ha lasciato per ore al buio molte zone di Kiev.

Il malware creato dalle forze russe non sarebbe il primo appositamente progettato per attaccare le reti elettriche di uno Stato.

Già negli anni precedenti, Stuxnet, malware generato da Israele e Stati Uniti, fu utilizzato per colpire il progetto nucleare iraniano attaccando i sistemi delle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio nelle centrali di Teheran. Se però Stuxnet era un malware malevolo teso a sabotare un particolare tipo di sistemi all’interno delle centrali elettriche, tendenzialmente idoneo a danneggiare silenziosamente un particolare obiettivo, CrashOverride avrebbe al contrario l’obiettivo di colpire manifestamente le reti elettriche dei gestori privati. In sostanza, sarebbe stato creato con l’apposito scopo di sabotare il sistema per colpire i servizi essenziali di una città o direttamente provocare blackout che colpirebbero la popolazione.

Il malware ha destato preoccupazione soprattutto negli Stati Uniti, perché il malware avrebbe la particolarità di colpire esclusivamente i sistemi di controllo di apparati industriali e di gestione delle reti elettriche di uno Stato.

E perché basterebbero soltanto piccole modifiche al virus per renderlo letale anche per le reti elettriche degli Stati Uniti. Un pericolo che la difesa nazionale americana ha già da tempo posto in cima alla lista degli aggiornamenti al sistema di sicurezza degli Stati Uniti e in cui sembra che gli avversari sullo scenario internazionale, cioè Cina e Russia, siano molto più avanti.

Chi ci sia dietro la creazione di questo nuovo malware è ancora, evidentemente, un mistero.

La società Dragos, citata dal Washinton Post, ha ritenuto che dietro questa nuova arma informatica vi possa essere lo stesso gruppo che tra il 2015 e il 2016 attaccò le reti ucraine con il virus BlackEnergy. In quelle settimane, il malware lasciò mezzo milione di ucraini senza corrente elettrica per molte ore, e fu un segnale notevolmente sottovalutato da parte delle intelligence occidentali. In quell’occasione, BlackEnergy colpì in particolare la rete elettrica dell’oblast di Ivano-Frankivskz, nella zona occidentale del Paese.

L’intelligence ucraina additò immediatamente i russi come artefici dell’attacco,

ma la notizia fu liquidata in breve come un attacco facilmente neutralizzabile. In realtà, non era così semplice come avevano creduto. L’attacco alle reti elettriche, con un particolare sistema d’infezioni che usavano per tramite Microsoft Office, doveva essere il segnale di una crescita di know-how da parte di chiunque fosse stato l’autore dell’attacco, perché a detta dei maggiori esperti, l’essersi inseriti all’interno delle reti dell’energia elettrica dimostrava un’abilità degna dei migliori pirati informatici a livello mondiale.

 

Oggi, la notizia della creazione di CrashOverride mette di nuovo in allarme tutti i Paesi occidentali, che si sentono particolarmente vulnerabili in tema di attacchi alla cyber-sicurezza.

Negli ultimi mesi, i Paesi colpiti dal malware Wannacry hanno già ampiamente dimostrato l’impreparazione dei loro sistemi di sicurezza di fronte a questo tipo di minaccia. In quel caso, la Russia fu uno dei Paesi maggiormente colpiti dall’attacco hacker, nonostante i media si siano concentrati sul Regno Unito e sulla Spagna. Segno che la cosiddetta cyber-war è una guerra internazionale che miete vittime in ogni Paese e che non ha, attualmente, vincitori né vinti. Il problema, tuttavia, è che in questi mesi gli attacchi di pirateria informatica sembrano concentrarsi non più su obiettivi militari o di strutture statali in particolare, ma su servizi essenziali che vanno a ledere la vita dei cittadini. Una forma di assedio 2.0 in cui Russia, Stati Uniti, Cina e loro alleati stanno conducendo passi da gigante. per rendersi pronti in caso di conflitto.

Fonte

brexit

Brexit: disoccupazione mai così bassa. Ed è corsa ai passaporti

(InsanelyNews) L’effetto brexit non fa effetto…

Brexit: mercoledì l’Ufficio nazionale di statistica ha infatti reso noto che il tasso di disoccupazione nei tre mesi da febbraio ad aprile è sceso al 4,6% rispetto al 5% di un anno prima; si tratta del livello più basso mai raggiunto nel Regno Unito dal 1975.
Nel periodo preso in considerazione risultano essere 1,53 milioni i disoccupati, 145.000 in meno di un anno prima. L’Ufficio di statistica nazionale ha anche informato che in tale periodo le retribuzioni medie sono salite del 2,1% in termini nominali, un dato poco al di sotto della crescita dell’inflazione. Insomma, nonostante l’incertezza politica sembra che il distacco dall’Ue faccia bene all’economia.

E ancora…

Le vendite al dettaglio in Gran Bretagna hanno segnato a maggio un tonfo dell’1,6% (esclusi i carburanti), decisamente superiore al -1% previsto e dopo il +2% di aprile. Lo scrive l’agenzia Bloomberg, evidenziando che l’inflazione in rialzo sta cominciando a intaccare il potere d’acquisto e che il problema dei consumi mette a rischio la crescita mentre il premier Theresa May si prepara al negoziato sulla Brexit.

E intanto…

Per i cittadini britannici è scattata la corsa al cambio di passaporto. Effetto della Brexit, che ha messo paura a moltissimi sudditi di Sua Maestà che ora stanno cercando in tutti i modi di cambiare il proprio passaporto. I numeri sono davvero significativi. Per esempio, in Germania i britannici che hanno chiesto il passaporto tedesco sono aumentati addirittura del 361% rispetto all’anno precedente, con il boom che prosegue anche nel 2017.

BOOM DI RICHIESTE DI PASSAPORTI TEDESCHI, FRANCESI, IRLANDESI

I consolati di diversi paesi europei a Londra sono stati presi d’assalto. E’ l’esempio di quelli francesi, con un picco di +39% di richieste di cittadinanza francese nei primi mesi del 2017, addirittura più 60% per quanto riguarda la cittadinanza irlandese. Nel frattempo c’è anche chi chiede il passaporto italiano. E’ il caso del noto attore Colin Firth, sposato da 20 con la produttrice Livia Giuggioli.

BREXIT AUMENTATA LA PRESSIONE ANCHE SUI CONSOLATI ITALIANI

“L’esito del referendum sulla Breixt ha portato un forte aumento della pressione sul consolato generale di Londra, ma anche di Edimburgo, per richieste di cittadinanza, di passaporti italiani di chi non vuole perdere i privilegi della Ue. Il rafforzamento dello Stato italiano nel regno Unito riveste a mio parere una particolare urgenza, stiamo valutando quali siano i margini per snellire le procedure, attivare maggiori risorse”. Lo dice il direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, ambasciatore Luigi Maria Vignali, in occasione dell’audizione sulle conseguenze della Brexit per la collettività italiana residente nel Regno Unito.

 

 

 

londra incendio

Incendio a Londra: palazzo di 24 piani. Ci sono morti.

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Incendio a Londra
Evacuate 400-500 persone, ci sono dei morti

 

(InsanelyNews) Londra: Ad andare a fuoco è la Grenfell Tower nella zona ovest della capitale, vicino alla stazione di Latimer Road: 24 piani, abitati da 450-500 persone. Cinquanta persone in ospedale. “Per ora nessun timore che l’edificio crolli”. Un blog degli inquilini denunciava difetti negli impianti di cablaggio e pericoli di incendi.

Le fiamme hanno attaccato l’intero grattacielo e sul posto hanno lavorato tutta la notte oltre 200 pompieri, con una quarantina di mezzi e autoscale, dalle quali sono stati indirizzati i getti d’acqua, mentre venivano evacuati numerosi inquilini. Non ancora certe le cause dell’incendio: secondo una prima versione fornita ancora dal Daily Mail sarebbe stato il cattivo funzionamento di un frigorifero l’origine del rogo.

Dubbi anche sull’allarme antincendio: secondo molti inquilini non ha suonato .

L’edificio, che ha uno dei suoi affacci in Latimer Road, di fronte all’omonima stazione della metropolitana, fu costruito nei primi anni ’70 e completato nel 1974. Ma di recente erano stati avviati i lavori per un’ampia risistemazione.

Alcuni residenti hanno suggerito che il fuoco potrebbe essere stato innescato da un frigorifero difettoso all’interno del complesso residenziale e altri hanno affermato che recentemente aggiunto un rivestimento poco costoso sull’esterno dell’edificio avrebbe potuto accelerare la diffusione del fuoco.

Il sindaco di Londra Sadiq Khan dice che il fuoco è stato dichiarato “un incidente rilevante”.

Incertezza, per ora, sui possibili dispersi. Si sa che numerose persone sono state evacuate e alcuni degli scampati hanno raccontato scene di “panico”. Ma non e’ chiaro quante delle centinaia di residenti registrati nell’edificio fossero presenti al momento del rogo.

Un ragazzo scampato all’incendio.

 

 

 

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