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uova canapa

Uova di Eggs: la gallina ad alimentazione biologica, con semi di canapa

(InsanelyNews) Ci sono diversi metodi per alimentare una gallina e oggi come oggi le uova che troviamo in commercio, provengono perlopiù dalla grande distribuzione.

Ma la grande distribuzione si avvale di allevamenti intensivi, dove le galline non vivono in maniera naturale e vengono mal-alimentate e curate se necessario con alimenti e medicine, appunto, che possiamo poi ritrovare, analizzandolo, all’interno delle uova, che poi per nostra sfortuna, mangeremo…

Può succedere come negli ultimi tempi, che a causa dell’estate molto calda, alcuni allevamenti di galline ovaiole adibite alla produzione internazionale, si ritrovano infestati da acari e pidocchi delle galline e ricorrono all’uso del fipronil, che è praticamente il principio attivo contenuto all’interno delle pipette che si usano per gli animali domestici, contro zecche e pulci.

Questo ha fatto scattare i controlli a tappeto e man mano se ne stanno scoprendo sempre di più, altri saranno già corsi ai ripari però…

Diventa fondamentale quindi, conoscere la provenienza di quello che ingeriamo, in quanto con buona probabilità contribuirà alle nostre sofferenze e alla nostra morte.

 

 

Vi riporto un esempio lampante, ma in Italia ne esistono molti.

Le uova di Eggs.

Chi conosce Eggs, sa già che tutte le uova del bistrot di Trastevere sono accuratamente scelte da piccoli allevamenti sostenibili e biologici, che non usano pesticidi né altre sostanze. In tempi di allarmi sulla sicurezza, è importante sapere cosa si mangia. E allora ecco una panoramica degli allevamenti dai quali ci serviamo, tutti italiani e tutti di altissima qualità.

Un azienda esemplare

L’azienda agricola Silvia O, certificata bio, conta 2.500 galline livornesi, con una produzione di circa 1.200 uova al giorno, allevate in pollai fatti con legno di castagno e rispettando le caratteristiche di spazio richieste per un allevamento biologico. Caratteristica dell’azienda, la produzione di uova da galline nutrite con semi di canapa.
In seguito alle sperimentazioni scientifiche, è stato notato un aumento degli acidi grassi polinsaturi in misura di uno a tre rispetto alle uova provenienti da galline alimentate con mangimi “normali”, rendendo così  quelle “alla canapa” più leggere a livello di consistenza, digeribilità e sapore.

Le galline erano alimentate rispettivamente con semi di canapa, semi di lino e cereali di ogni tipo. Alla fine del periodo stabilito, è risultato che le uova delle galline alimentate a canapa erano più grandi e pesanti delle altre e molto ricche di grassi Omega-3.

Grassi buoni che uccidono il colesterolo cattivo.

Così ogni giorno nell’azienda abruzzese viene aggiunto un 15% in su di semi di canapa all’alimentazione delle galline. Che è composta da grano turco, crusca e cereali vari, tutti di provenienza locale e biologica.

 

Vi consiglio quindi non prendere alla leggere questo argomento, ne va della salute vostra e dei vostri figli.

 

Giuseppe Paglialonga

 

 

gallina e uova

La gallina, migliore amica dell’uomo: uova e smaltimento dei rifiuti organici

(InsanelyNews) A differenza di ciò che si potrebbe pensare, alcune ricerche hanno rivelato come questo animale, spesso sottovalutato, abbia delle caratteristiche insospettabili: ama interagire con l’uomo, ha una spiccata curiosità che gli permette di imparare cose nuove, si fida ciecamente dell’essere umano che si prende cura di lui e si mostra fedele ed affettuoso. E’ capace di instaurare un rapporto di affetto, specie con i più piccoli e con altri animali, quali cani o gatti, già presenti in famiglia.

La scelta di accogliere una gallina trova varie motivazioni, dalla disponibilità di uova fresche e di alta qualità ogni giorno (si calcola un risparmio di circa 100 euro all’anno), alla possibilità di un’alternativa allo smaltimento classico dei rifiuti ( una gallina mangia circa 200 chili di rifiuti organici ogni anno).

Nel 2013, il sindaco di un piccolo paese della Francia, ha addirittura investito nell’acquisto di 62 galline, date poi in adozione ad alcune famiglie allo scopo di abbattere i costi dei rifiuti domestici.
Anche le Star del cinema, della musica e dello spettacolo sembrano essere state contagiate dall’amore per le galline domestiche.

Jennifer Aniston ha raccontato in un’intervista che lei ha un orto che cura con passione e che le fornisce frutta e verdura ed un pollaio molto grande con una produzione di uova talmente elevata da offrirle in regalo ad amici e vicini.

Ma la storia più eclatante è quella che arriva dal quartiere Turro di Milano, la storia di Nina, la gallina che ha conquistato il web e la simpatia di migliaia di utenti semplicemente raccontando su Facebook, in prima persona, tutto ciò che succede intorno a lei, quasi come fosse un essere umano: il suo pranzo, la sua felicità nell’andare al mare e la tristezza per il rientro dalle vacanze.

In realtà a gestire il suo profilo c’è Silvia, che tramite le pagine del Corriere, spiega l’amicizia nata tra lei e la sua piccola Nina: “spesso si siede sul divano e guardiamo insieme la tv, credo riconosca le immagini degli altri animali”.
Curiosando su internet, sono moltissime le iniziative dedicate a chi, pur nutrendo una passione per questo animale, non ha le possibilità (di spazio o tempo) da dedicargli.

La formula più diffusa in tutta la penisola è “Adotta una gallina” dove, in seguito al pagamento di un canone mensile o annuale, agricoltori qualificati si occupano di curare e gestire per conto degli utenti, la gallina adottata e di fornire loro un buon numero di uova prodotte dalla gallina.

Meglio un uovo oggi e anche una gallina.

Una breve ricerca non fa mai male: wikipedia Gallus gallus domesticus

Facelia estinzione api

Api : la Facelia contro l’estinzione e come concime naturale per la terra

(InsanelyNews)  La Phacelia tanacetifolia (più nota comunemente con il nome di Facelia) è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Hydrophyllaceae (da wikipedia.org)
La Facelia è una pianta annuale con portamento eretto che può raggiungere un metro di altezza.

Il fusto è cavo. Le foglie pennate sono coperte di peli e assomigliano a quelle del tanaceto (per questo detta tanacetifolia). il fiore ha un’infiorescenza scorpioide con fioritura ascalare che si protrae per diverse settimane, di colore violetto-bluastro. I cinque stami e i due stili escono chiaramente dal fiore a cinque petali.

L’infiorescenza

ha la caratteristica di essere arrotolato a spirale che la rende particolarmente bella per cui la Facelia viene usata anche come fiore reciso sia fresco che essiccato. Il fiore produce polline e nettare di altissima qualità e attrae le api portando ad una produzione di miele che raggiunge e supera i 10 qli/ha: è una buona pianta mellifera.

Nel centro e nord Europa viene utilizzata come foraggera per fornire fibra di alta qualità ai bovini.

Il Vicentino particolarmente interessato al fiore “ salva – api ”, con una spettacolare infiorescenza violacea, che funziona anche come concime naturale una volta sfiorito.

Il Comune di Arcugnano si è fatto promotore da qualche mese, in collaborazione con Coldiretti e Sis, Società Italiana Sementi con sede a San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna, di divulgare la coltivazione della facelia. E la risposta del territorio è andata oltre le attese. Ad Arcugnano sono arrivate chiamate da tutta la Provincia, da Breganze a Sossano, da Trissino a Zovencedo, e i 200 chili di sementi a disposizione ai magazzini comunali di Torri per circa 20 ettari di terreno, forniti gratuitamente dalla Sis, sono praticamente già assegnati o prenotati.

“Si tratta per lo più di coltivatori diretti o apicoltori – spiega l’assessore all’ambiente Gino Bedin – un’azienda importante di Arcugnano ha già fissato sementi per 10-12 ettari, altre invece hanno prenotato per 5/6 ettari complessivi. E poi ci sono tante microrealtà che hanno chiesto sementi per 500 o 1000 metri quadrati di terreno. Abbiamo anche avviato una collaborazione con Zovecendo, per una superficie di 2000/3000 metri quadrati, in cui gli apicoltori hanno compreso il valore agronomico oltre che ambientale dell’operazione facelia e quindi sono già venuti a prendersi le sementi“.

 

“Ma ci hanno chiamato anche tanti privati – continua l’amministratore – persone che hanno chiesto di poterla coltivare nell’orto o nell’aiuola davanti casa. In questi giorni una piccola realtà di Altavilla, 500 metri di orto con 4 arnie di api, ha chiesto le sementi per procedere alla coltivazione. Saranno almeno una trentina i contatti che abbiamo avuto. I semi sono a disposizione gratuitamente, ma qualcuno era disposto pure a pagare per avere la facelia“.

Un fiore che al di là dell’aspetto estetico, sicuramente di grande impatto, rappresenta una sorta di concimazione naturale del terreno, perché una volta sfiorita lo arricchisce di materia organica naturalmente, senza contare che è una sorta di salvezza per le api e la produzione di miele di qualità, perché se seminata a giugno, fiorisce a luglio e agosto, periodo in cui le api vanno in difficoltà per la mancanza di fioriture.

“Stiamo praticamente già raccogliendo adesioni per un eventuale progetto il prossimo anno – aggiunge l’assessore Bedin – speriamo che la Sis appoggi nuovamente l’iniziativa. Si potrebbe anche pensare ad un progetto di consegna a domicilio delle sementi. L’idea ci era piaciuta subito, ma non era così scontato far passare il messaggio ai coltivatori, perché far crescere la facelia non porta reddito e quindi come secondo raccolto si potrebbe pensare ad altro, come la soia. Invece l’interesse è stato notevole, dai coltivatori diretti in primis e poi dagli hobbisti e apicoltori in particolare.Siamo decisamente soddisfatti dell’inaspettato successo dell’operazione, che speriamo di poter ripetere anche il prossimo anno, in modo da poter dare risposta alle tante richieste e continuare ad abbellire il territorio di Arcugnano”.

Postura della testa e ansia

Postura della testa e ansia si influenzano a vicenda,

(InsanelyNews) In questo articolo vi presentiamo i risultati di una ricerca in cui abbiamo voluto verificare l’impatto concreto, in due situazioni quotidiane, che ci riguardano tutti (o quasi), di come, cioè, si influenzano a vicenda corpo e mente (mente sana in corpo sano). Abbiamo valutato se il nostro stato emotivo può influenzare la postura che abbiamo a letto o mentre guidiamo l’automobile e se, viceversa, queste posture posso avere effetti sulle nostre risposte emotive.

Il punto di partenza riguarda un fenomeno ormai ben noto e dimostrato: gli stati di paura, ansia, angoscia e stress, alterano la nostra respirazione e questo, per un fenomeno biomeccanico che vedremo tra poco, sposta la posizione della nostra testa.

Per comprendere questo fenomeno bisogna considerare che il nostro sistema limbico, quando intercetta un pericolo, attiva in pochi millisecondi una respirazione più ampia del normale, per farci avere più ossigeno nei muscoli per combattere o scappare (è un riflesso che abbiamo ereditato dai mammiferi). Per farlo amplifica la respirazione diaframmatica (nota anche come “di pancia” per il movimento che crea ad ogni respiro spostando i nostri organi digestivi avanti e indietro) e innesca anche quella toracica. Qui sorgono una serie di complicazioni che ne derivano fisicamente dalla postura che sembra essere “simmetrica” in termini di logica funzionale, con lo stato emotivo.

 

La prima riguarda il fatto che la maggior parte delle persone respira già quasi solo con la respirazione toracica (che in fisiologia dovrebbe essere minima) e usa poco o nulla quella diaframmatica (che invece dovrebbe essere quella primaria). Questo succede per questioni culturali: “petto in fuori, pancia in dentro!” è lo slogan estetico che ci guida dall’adolescenza in avanti, ma anche per questioni di abbigliamento (pensate ai tacchi per le signore) e di postura scorretta nello studio e nel lavoro.

Il processo respiratorio, dopo un evento stressante hanno il tempo per riposarsi e permettere al sistema corpo-mente di tornare in fisiologia; noi umani spesso viviamo un evento stressante via l’altro, ad esempio passando dal traffico in auto, alla riunione dove dobbiamo presentare un lavoro per poi dover gestire una telefonata emotivamente stressante.
In queste condizioni tutto il nostro organismo non ha i tempi di recupero necessari e avviene un fenomeno che abbiamo chiamato Innalzamento di Soglia (è un fenomeno complesso, qui ci basti sapere che il corpo smette di sentire i segnali di fastidio e disagio meno intensi, ma questo crea problemi nel medio-lungo periodo).

In questo Innalzamento di Soglia succede anche che il diaframma, muscolo fondamentale per una respirazione corretta, si irrigidisce e accorcia. Questo non solo peggiora la nostra respirazione, ma per la forma particolare di questo muscolo, che ricorda una campana, e per i suoi punti di innesto sulla struttura scheletrica, porta ad aumentare le curve delle lordosi cervicale e lombare.

Questo meccanismo ci porta a girare in su la testa, come se volessimo guardare qualcosa in alto ma, visto che spesso dobbiamo guardare qualcosa dritto davanti a noi o anche un po’ più in basso (volti di persone, monitor di computer, libri, cellulari, ecc.) alcuni dei nostri muscoli, per come sono posizionati e per la loro forza specifica, invece di ruotare la testa e riposizionarla correttamente, la sposteranno in avanti (creando un effetto che ricorda, in modo meno esagerato, il collo e la testa della tartaruga). Ci possono essere anche altri fattori che concorrono a questa posizione avanzata della testa, in questo articolo non ci interessa approfondirli, ma ci basti sapere che il meccanismo che abbiamo descritto, anche da solo, ha un impatto molto forte sulla maggior parte delle persone.

L’esperimento

Postura della testa e ansia si influenzano a vicenda

Postura della testa e ansia si influenzano a vicenda

Ora che abbiamo compreso la meccanica che lega la respirazione che avviene quando proviamo paura, ansia o stress e il movimento in avanti della testa, possiamo capire il senso del nostro esperimento. Secondo molti approcci fisiologici e antropologici la postura di profilo di una persona in fisiologia, prevede che la nuca (intesa come retro della testa) si trovi sulla stessa linea da cui passano le scapole e l’osso sacro. Ci sono due condizioni di vita in cui questo allineamento è facilmente verificabile: sdraiati sul letto in posizione supina (pancia in alto) e quando si è seduti in automobile. Ovviamente ci sono un paio di accorgimenti da considerare, ad esempio che il materasso sia abbastanza rigido e che la posizione dello schienale dell’auto sia in posizione corretta.

Nella nostra ricerca, ci spiega Fabio Sinibaldi ? uno dei fondatori di Real Way of Life e responsabile delle ricerca applicata ? abbiamo voluto verificare se un lavoro sulle emozioni poteva influire sulla postura e, viceversa, se mettendo la postura in condizioni più fisiologiche le risposte emotive miglioravano.

Per farlo abbiamo preso tre gruppi di persone:

  • Il primo gruppo ha seguito un training emotivo base con esercizi e indicazioni pratiche da applicare per 15 minuti totali al giorno.
  • Il secondo gruppo ha seguito ha avuto indicazioni sulla gestione della postura rispetto all’emozioni e indicazioni sulla respirazione, entrambe da applicare 5 volte al giorno per 3 minuti.
  • Il terzo gruppo, di controllo, non avrebbe fatto nulla.

I training duravano tre settimane. Di ogni gruppo sono stati monitorati all’inizio, ogni settimana e alla fine, i seguenti aspetti:

  • Altezza del cuscino con cui si era comodi a stare sdraiati a letto supini (a ogni persona venivano dati 4 cuscini che, a testa appoggiata, la alzavano rispettivamente di 1, 2, 4, 6 cm, ma potevano anche non usarlo se desideravano)
  • Seduti in modo per loro confortevole in automobile la distanza in cm della testa dal poggiatesta
  • Battito cardiaco
  • Cortisolo salivare
  • Grado di ansietà istantanea al momento della rilevazione tramite questionario self-report
  • Grado di ansietà di base tramite questionario self-report

Gruppo 1 ? Training Emotivo

  • Riduzione media di 2.8 cm a letto e 3.2 in auto
  • Riduzione media del battito cardiaco del 13%
  • Riduzione media del cortisolo salivare del 19%
  • Riduzione media del grado di ansietà istantanea percepita del 38%
  • Riduzione media del grado di ansietà di base percepita del 57%

Gruppo 2 ? Training Corporeo

  • Riduzione media di 3.6 cm a letto e 4.8 in auto
  • Riduzione media del battito cardiaco del 19%
  • Riduzione media del cortisolo salivare del 20%
  • Riduzione media del grado di ansietà istantanea percepita del 31%
  • Riduzione media del grado di ansietà di base percepita del 32%

Gruppo 3

Parametri senza variazioni significative, solo una leggere tendenza a diminuire di tutti i parametri (e in particolare una riduzione media del cuscino di 0,5 cm) dovuta probabilmente a una maggior autopercezione, autoconsapevolezza portata dal solo fatto di essere coinvolti nell’esperimento.

Conclusioni

Postura della testa

Postura della testa e ansia si influenzano a vicenda

Questa ricerca ha confermato la validità di entrambi gli approcci: dalla emozioni al corpo e, viceversa, dal corpo alle emozioni. In particolare è possibile osservare che, seppure con buoni risultati entrambe le modalità, si riscontra una coerenza d’azione: l’intervento sul corpo ha effetti più ampi su postura e battito cardiaco, mentre quello sulle emozioni ha maggior effetto sul benessere percepito. Il cortisolo salivare viene influenzato in modo simile. Un altro aspetto importante da valutare riguarda l’efficacia, considerati i tempi ristretti del training: in entrambi i casi la pratica richiedeva complessivamente 15 minuti al giorno per 3 settimane. I risultati sono stati visibili già alla prima settimana, ma sono diventati significativi al terzo rilievo. Un follow-up a 3 mesi di distanza ha rilevato un mantenimento dei benefici mediamente tra il 60 e l’85% dei risultati ottenuti.

Un ultimo aspetto di rilievo, che non era stato considerato inizialmente in questo studio, ma che ci è stato riportato da molti partecipanti, riguarda l’autopercezione di maggior sicurezza personale e di miglior comfort nelle relazioni interpersonali. In effetti, se andiamo a vedere la postura di persone sicure di sé e delle proprie risorse, la testa è sempre collocata ben dritta sopra le spalle, mentre la testa in avanti appare subito evidente come indicatore di dubbiosità e insicurezza, come si vede bene nell’immagine qui sopra, tratta da “Fight Club”, pienamente coerente con i personaggi del film.

Fonte

analytics

Analytics di Google: tempo medio sulla pagina dei visitatori

Chiunque possieda un sito web, nel 90% dei casi, ha installato Google Analytics per monitorare ed analizzare il comportamento degli utenti sul proprio sito web. I restanti utilizzano altre soluzioni, da Adobe e IBM (soluzioni costose e molto complesse) fino a Piwik ed altri software completamente free di più semplice gestione e lettura.
Tutto dipende dalle vostre esigenze.

Google Analytics è un software free (anche se esiste la versione a pagamento “Premium” ora integrata nella suite di Google Analytics 360 suite) e sicuramente è tra i software di Web Analytics più completi e di semplice utilizzo. Esistono però dei limiti tecnici, che spesso causano errate letture da parte degli analisti, che è sempre bene considerare.

Oggi vi parlo di due importanti metriche utili a misurare il coinvolgimento degli utenti sul nostro sito web, sui nostri contenuti ed a seconda della loro provenienza: il tempo medio speso sulla pagina (time on site) e la durata media di una sessione (average session duration). Queste due metriche sono tra le più utilizzate, insieme al bounce rate, per “cercare” di comprendere se il nostro sito offre contenuti interessanti e quanto/come gli utenti interagiscono con questi.

Ho utilizzato volutamente il termine “cercare”, perché saper entrare su Google Analytics non significa saperlo leggere. I numeri sono numeri e tali restano, ma se questi non vengono correttamente interpretati e contestualizzati, si rischia di fare delle valutazioni completamente errate.

La matematica non è un opinione. La Web Analytics (forse) sì.

Veniamo al dunque. Google Analytics come misura il tempo speso in pagina e sul sito web? E come calcola il bounce rate? Ma, soprattutto, il tempo medio speso in pagina e la durata media di una sessione sono dei KPI (key performance indicator) validi?

Il software di Google Analytics lavora su base “hit“, ovvero, ogni segnale che riceve dal sito web viene definito “hit” ( e può essere un clic o una qualsiasi iterazione sul sito web). Per poter calcolare un “tempo” egli necessita di 2 hit. L’atterraggio sul sito web è definito “tempo 0” (prima hit) ed ogni interazione successiva (click o altro) va a cadenzare i tempi trascorsi sul sito web e sulle pagine visitate dall’utente.

Per fare un esempio pratico, vediamo come ragiona:

  • UTENTE ATTERRA SUL SITO (Home Page) –> tempo = 0
  • UTENTE RESTA A LEGGERE PER 3 MINUTI, MA NON FA NULLA –> tempo = 0
  • UTENTE CLICCA DOPO I 3 MINUTI SUL MENU PER VISITARE UN ALTRA PAGINA (Prodotti) –> tempo = 3 minuti
  • UTENTE RESTA ALTRI 5 MINUTI SULL’ULTIMA PAGINA (Prodotti) E POI ABBANDONA –> tempo = 3 minuti

Ma dove sono finiti quei 5 minuti? La matematica non è un opinione, quindi 3+5 fa 8 minuti in totale, corretto? Si, ma infatti la Web Analytics, causa di alcuni limiti tecnici, è un opinione. Come accennato precedentemente, per calcolare il tempo sul sito e su di una pagina web servono SEMPRE 2 hit, ed il tempo è calcolato sulla seconda. Ma quando l’utente abbandona un sito web non invia alcuna hit a Google Analytics, quindi quel tempo rimanente viene totalmente perso.

time-on-site

Questa problematica affligge sopratutto i siti web composti da molte Landing Page promozionali o ricche di contenuto, che forniscono tutte le informazioni necessarie agli utenti senza necessità che questi navighino su 5 o più pagine per trovare un numero di telefono o l’informazione che cercavano, quindi, siamo sicuri che queste metriche nel 2016 siano “universali”?

Dipende da chi siete, cosa fate e cosa volete. Ed comunque sia…  1 fiorino! (cit.)

Facciamo un semplice esempio pratico: siete un centro medico e volete aumentare la vostra visibilità sul web per determinate visite mediche. Fate una landing page per ogni tipo di visita, ed in ogni pagina fornite tutte le info utili comprese quelle per prenotare, compreso il numero di telefono. Un utente atterra, legge, prende il numero di telefono e chiama.

Se tutti gli utenti facessero cosi, la situazione sarebbe questa: il dottore sarà contentissimo perché le prenotazioni arriveranno (ottimo lavoro!) ed il Web Analyst incaricato dirà: attenzione! Abbiamo un Bounce Rate altissimo ed un engagement molto basso! (anche qui, si tratterebbe di opinioni). Se lavorassimo nel mondo dell’editoria, invece, ed il nostro obiettivo fosse realmente quello di coinvolgere gli utenti il più possibile sul sito web, ovviamente la situazione si ribalterebbe. Non esiste una metrica valida per tutti, esiste solo una corretta analisi ed interpretazione dei numeri per ogni contesto.

Siamo partiti però citando 2 differenti metriche: il tempo medio speso in pagina (average time on page) e la durata media di una sessione (average session duration). Quale delle 2 metriche è la più qualitativa? Faccio questo confronto perché queste due, sono calcolate da Google Analytics in modo diverso e c’è una grande differenza:

  • AVERAGE TIME ON PAGE: Time on Page / ( Pageviews – Exits)
  • AVERAGE SESSION DURATION: Session Duration / Session

Notate nessuna differenza? La prima, ovvero il tempo medio speso in pagina, è calcolata al netto degli “Exits”, ovvero le pagine che sono state “l’ultima pagina” e che quindi non possono fornire alcuna informazione del tempo trascorso su di esse. La seconda invece, la durata media di ogni sessione, è una semplicissima divisione del tempo totale speso sul sito diviso per il numero delle sessioni.

E’ importantissimo analizzare la percentuale di “Exits”. Una pagina con un alta percentuale di “Extis Rate” equivale ad avere una bassa confidenza sul calcolo del tempo medio speso in pagina. (Approfondisci qui)

Ci sono dei metodi per poter ovviare a queste “problematiche tecniche” ed avere dati più precisi?

Si. Senza andare troppo nel complicato, la soluzione seguente potrebbe ovviare ai problemi di molti siti, dove è difficile comprendere effettivamente il tempo speso sul sito o su di una pagina.

Come accennato prima, a Google Analytics servono delle “hit” per poter calcolare i tempi. Queste possono essere interazioni naturali degli utenti (click) o anche interazioni di monitoraggio, come gli eventi. Per chi non sa cosa siano gli eventi su Google Analytics consiglio prima la lettura di queste semplice guida.

La soluzione più semplice è quella di impostare direttamente sul sito web degli eventi automatici, che vengono generati, per esempio, ogni X secondi. Cosi facendo, anche se l’utente non fa nulla (o meglio legge/consulta senza interagire) ma ha la pagina attiva, il timer genererà ogni X secondi un evento e Google Analytics potrà cosi capire meglio il tempo reale speso in pagina, con un margine di errore molto limitato.

Ecco qui il semplice codice che potete prendere e copiare direttamente nella <head> del vostro sito (mettetelo sempre prima della chiusura </head> e non nel body. Se volete potete modificarlo ed adattarlo per le vostre esigenze).

<script type="text/javascript">
function timer11(){ga('send', 'event', 'TimeOnPage', '1', '11-30 seconds', { 'nonInteraction': 1 });}
function timer31(){ga('send', 'event', 'TimeOnPage', '2', '31-60 seconds', { 'nonInteraction': 1 });}
function timer61(){ga('send', 'event', 'TimeOnPage', '3', '61-180 seconds', { 'nonInteraction': 1 });}
function timer181(){ga('send', 'event', 'TimeOnPage', '4', '181-600 seconds', { 'nonInteraction': 1 });}
function timer601(){ga('send', 'event', 'TimeOnPage', '5', '601-1800 seconds', { 'nonInteraction': 1 });}
function timer1801(){ga('send', 'event', 'TimeOnPage', '6', '1801+ seconds', { 'nonInteraction': 1 });}
ga('send', 'event', 'TimeOnPage', '0', '0-10 seconds', { 'nonInteraction': 1 });
setTimeout(timer11,11000);
setTimeout(timer31,31000);
setTimeout(timer61,61000);
setTimeout(timer181,181000);
setTimeout(timer601,601000);
setTimeout(timer1801,1801000);
</script>
</head>

Cose importati da considerare:

  1. Questo è un codice generato per Universal Analytics (e non il codice tradizionale vecchio)
  2. Inserendo questo codice sul vostro sito, noterete fin da subito un forte calo del Bounce Rate
  3. Questi sono eventi che vengono attivati da un timer, ed i risultati saranno consultabili nella tab di Google Analytics COMPORTAMENTO -> EVENTI
  4. Ogni evento ha un nome, una categoria, ed un azione. Questi saranno tutti utili nel caso vorreste poi fare delle analisti statistiche più approfondite.

Questo metodo è molto semplice, non serve essere tecnici, basta saper inserire un codice nella head del vostro sito. Nel caso in cui vorreste evitare di toccare il codice del sito ed utilizzare per esempio Google Tag Manager, vi rimando a quest’altro interessante metodo.

studiare

Studiare: metodi e metodologie applicabili, con logica e rigore

Introduzione

Studiare non è affatto una cosa banale: almeno quando lo si vuole fare in modo efficace. Non si tratta, infatti, solo di leggere, evidenziare, ripetere fino allo sfinimento per poi ricordare. Ci vuole una strategia vera e propria, una buona “metacognizione”: l’abilità a riflettere e osservare come funzioniamo nello studio; la capacità di monitorare il nostro percorso sulla base delle nostre risorse e del nostro tempo, facendo tutti gli “aggiustamenti” che via via servono alla pianificazione già fatta in modo da arrivare all’obiettivo: il superamento di un compito, di un esame.

I fattori che influenzano la preparazione e la memorizzazione sono: la chiarezza dei contenuti: è molto difficile ricordare qualcosa che non è stato compreso; la ripetizione: per quanto possa sembrare una modalità “preistorica”, è necessaria, per consolidare e fermare l’apprendimento in quella che viene chiamata la memoria a lungo termine (bisogna quindi considerare che servirà del tempo anche per quello); la profondità di elaborazione: cioè quanto le conoscenze apprese sono state collegate con vecchie informazioni, quanto ragionamento attivo è stato fatto; la motivazione allo studio, che sostiene l’applicazione e le emozioni.

 

Il metodo di studio

Un buon metodo di studio comincia da definire la meta e i tempi: ad esempio, ho questa prova o esame il giorno X; il materiale da sapere è questo, i giorni a disposizione sono Y. Quindi la programmazione: sulla base dei propri ritmi personali e anche di altri impegni, il tempo a disposizione va dedicato in parte all’apprendimento e in parte alla ripetizione, per fissare nella memoria.

Lo studio deve essere necessariamente costante, giornaliero. Una tecnica che si è rivelata efficace è quella del Pomodoro: studio e pausa. Ad esempio: 25 minuti di studio intenso e 5 minuti di pausa. Per tre, quattro volte. Poi pausa più lunga.

Uno stratagemma utile, sempre ma specialmente quando si è stanchi, è “cambiare registro”. Sto studiando Matematica? Mi fermo e, dopo una pausa, passo a Filosofia. Ho fatto per un’ora degli esercizi? Il prossimo step sarà di lettura.

Più che fare riassunti è importante costruire schemi, evidenziare collegamenti tra i contenuti, organizzare le informazioni in “chunks”. Aiutano a comprendere, a focalizzare, approfondire e afferrare il quadro d’insieme e creano dei “ganci” importanti nella memoria.

La ripetizione e rievocazione dei contenuti studiati va fatta, anch’essa, regolarmente e non all’ultimo minuto (serve tempo per consolidare le tracce mnestiche). Farlo la sera, prima di andare a dormire, facilita la memorizzazione. Una curiosità: la “rievocazione” dei contenuti memorizzati, se fatta in luoghi  diversi da quelli in cui tali contenuti sono stati studiati, aiuta a consolidarli ed ad utilizzarli poi in ogni situazione. Quindi: se in genere si studia in una stanza, meglio verificare in un altro ambiente quanto abbiamo già memorizzato.

Mente sana in corpo sano

Dormire a sufficienza è fondamentale: durante il sonno, il cervello si libera di tossine e lascia il corpo in stasi, il chè favorisce il recupero delle forze e la depurazione. Da tener presente anche per quanto riguarda la notte prima dell’esame: farla in bianco renderà solo la nostra mente più stanca e quindi più facilmente preda di errori.

Muoversi, fare attività all’aperto: sì, per studiare bene bisogna (anche) fare almeno un po’ di attività fisica, anche se è sempre valida al teoria “mente sana in corpo sano; qualsiasi dolore fisico, si ripercuoterà sulla vostra attenzione mentale. Consolida il processo di memorizzazione, ossigena il cervello, libera la nostra mente,

Mangiare in maniera equilibrata preferendo cibi che facilitano la memoria e riducono l’ansia. Bibite eccitanti quali caffè, coca cola, ecc. hanno solo l’effetto “boom boom” e fanno perdere forza al vostro corpo, in quanto deve poi impegnarsi per smaltire le tossine in eccesso. Vale ancora un’altra teoria, “colazione da re, pranzo da principe e cena da povero”

Infine, al momento dell’esame, della prova: se la tensione comincia a diventare importante, ricordarsi di respirare. A fondo. Mettere una mano sul ventre e respirare profondamente. Sbattere volontariamente le palpebre aiuta a spostare un po’ l’attenzione. E quindi, poi, si può ritornare sul compito. Per affrontarlo o per controllare le risposte già date, osservandole da una prospettiva più ampia.

ssh

Ssh: come trasferire file e cartelle tra due server Linux

Configurazione Server Linux

Se vi è capitato di dover trasferire cartelle o file tra due server dedicati, allora vi sarete imbattuti in questo dilemma… Attraverso una connessione ssh (a uno dei due server, nel nostro caso quello di destinazione) è possibile lanciare il comando scp che consente di trasferire singoli file o intere cartelle (e sottocartelle) tra la macchina corrente (il server a cui ci connettiamo via ssh) e la macchina remota (quella con i file da trasferire).

Ecco la sintassi del comando:

scp -rpC [email protected]:/percorso/cartella-sorgente/ /cartella-di-destinazione/
dove:

nomeutente è l’user con cui accedere sulla macchina remota (NB: questo utente deve avere accesso ftp ai file da trasferire).
222.222.222.222 è l’IP della macchina remota (quella con i file da prendere).
/percorso/cartella-sorgente/ è il path della cartella da prendere sulla macchina remota.
/percorso/cartella-di-destinazione/ è il path in cui la cartella verrà copiata sulla macchina corrente.
Basta lanciare il comando e, se tutto è ok, ci verrà chiesta la password dell’utente e una volta inserita inizieremo a vedere l’elenco dei files trasferiti.

Occhio alla porta: il comando cercherà di collegarsi di default attraverso la porta 22, nel nostro caso i server sono configurati per accettare la connessione ssh su una porta diversa (per questioni di sicurezza), abbiamo dovuto quindi aggiungere l’istruzione -P numeroporta per evitare di ottenere l’errore:

ssh: connect to host 222.222.222.222 port 22: Connection refused
Buon trasferimento!

chunking

Chunking e Chunk: aiutarsi nella preparazione degli esami

Il chunk in psicologia cognitiva è un’unità di informazione. L’operazione di acquisizione di queste unità è chiamata chunking.

Secondo George Armitage Miller la proprietà fondamentale del chunk non è costituita dalla sua dimensione, ma dalla sua “familiarità”: ovvero un’immagine insolita, anche se semplice, non può costituire un chunk, al contrario una frase molto complessa (per esempio uno stralcio di una canzone imparata a memoria) potrebbe essere un chunk se è molto familiare, indipendentemente dalle sue dimensioni.

Storia

Il chunking nasce con la teoria classica che definisce memoria a breve termine e memoria a lungo termine (William James, 1890). La prima delle due dotata di una capacità limitata (sette + due blocchi, o chunk, di informazione), la seconda – virtualmente – infinita. Il numero di chunk immagazzinabili nella MBT (memoria a breve termine) è proposto nel 1956 da George Miller, che, formalizzando le teorie empiriche precedenti, stima in sette + due la quantità di chunk d’informazione che la memoria è in grado di trattare.

In seguito con Clayton Lewis (1978) il concetto di chunk assume un significato più ampio, e cioè quell’insieme strutturato d’informazioni immagazzinate nel momento in cui la conoscenza viene acquisita. Ovvero: di fronte ad una nuova situazione, si impara il relativo chunk d’informazioni; il chunk acquisito descrive quella situazione e la risposta da noi prodotta, cosicché al verificarsi di situazioni analoghe la risposta sarà sempre più immediata e precisa.

In seguito John Anderson postula che la conoscenza è in primis immagazzinata in forma “dichiarativa”, in secundis viene progressivamente trasformata in conoscenza “procedurale”, e quindi consolidata in chunk sempre più complessi. Ad esempio: dalla conoscenza dichiarativa di come si gira il volante, si passa alla conoscenza procedurale di come si fa a guidare (e non sarà più necessaria un’attenzione attiva per riuscire a svolgere questo compito) e quindi al controllo sempre più pieno e preciso dell’autovettura (dovuto alla formazione di un chunk via via più complesso).

espressioniregolari

Ricerca di testo: espressioni regolari, guida completa

Espressioni regolari per la ricerca di testo

In Microsoft Expression Web è possibile eseguire complesse operazioni di ricerca e sostituzione tramite le espressioni regolari. Le espressioni regolari sono utili quando non si conosce il testo o il codice esatto da cercare oppure quando si cercano tutte le occorrenze di stringhe di testo o codice con una o più analogie.

Un’espressione regolare è uno schema di testo che descrive una o più variazioni del testo o del codice che si desidera trovare. Le espressioni regolari sono composte da caratteri specifici, ad esempio le lettere dalla “a” alla “z”, e da caratteri speciali che descrivono lo schema del testo, ad esempio un asterisco (*). Per trovare tutte le variazioni di “pagina” in un sito Web, ad esempio, è possibile cercare l’espressione pagin*. In questo modo verranno trovate tutte le istanze di “pagina”, “pagine” e qualsiasi altra parola che inizi per “pagin” nel sito Web.

Per l’utilizzo delle espressioni regolari nelle ricerche, esistono regole specifiche che controllano le combinazioni di caratteri tramite le quali è possibile eseguire ricerche specifiche. Ogni espressione regolare o combinazione di espressioni regolari è definita sintassi. Per limitare la ricerca, è possibile utilizzare più espressioni regolari all’interno di una singola sintassi.

 

 

Sintassi Descrizione dell’espressione
. Qualsiasi carattere corrisponde a un carattere jolly che consente di trovare qualsiasi carattere stampabile o non stampabile, eccetto il carattere di fine riga (\n).

L’espressione regolare z.o, ad esempio, trova le stringhe “zio”, “z o”, “zoo” ma non la stringa “zero”. In questo esempio il punto (.) corrisponde a un carattere jolly che rappresenta un singolo carattere compreso tra le lettere “z” e “o”, pertanto verrà trovato qualsiasi carattere singolo compreso tra queste lettere, incluso lo spazio.

* Zero o più caratteri consente di trovare zero o più occorrenze di un carattere precedenti l’espressione, per il maggior numero possibile di caratteri.

L’espressione regolare .* trova zero o più occorrenze di un carattere.

L’espressione regolare c.*a, ad esempio, trova “casa”, “cura”, “chiusa” e “compagnia”. In questo esempio il punto (.) viene combinato con l’asterisco (*) per creare una sintassi singola. Il punto (.) viene posizionato immediatamente prima dell’espressione (*). L’asterisco (*) trova zero o più occorrenze di qualsiasi carattere compreso tra “c” e “a”. Il punto (.) corrisponde a un carattere jolly che rappresenta i caratteri compresi tra “c” e “a”. In questo esempio il punto indica che qualsiasi carattere tra “c” e “a” può essere ripetuto.

+ Uno o più caratteri consente di trovare una o più occorrenze di un carattere precedenti l’espressione, per il maggior numero possibile di caratteri.

L’espressione regolare .+ trova una o più occorrenze di un carattere.

L’espressione regolare ac+., ad esempio, trova “acerbo”, “accelerare” e “accompagnati”. In questo esempio il punto (.) viene combinato con il segno più (+) per creare una sintassi singola. Il punto (.) viene posizionato immediatamente dopo l’espressione segno più (+). Il segno più (+) trova una o più occorrenze della lettera “c”. Il punto (.) corrisponde a un carattere jolly che rappresenta l’ultimo carattere di ogni parola, in questo caso “o”, “e” e “i”.

@ Minimo zero o più caratteri consente di trovare zero o più occorrenze di un carattere precedenti l’espressione, per il minor numero possibile di caratteri.

L’espressione regolare [email protected] trova zero o più occorrenze di un carattere.

L’espressione regolare [email protected] trova “abx” all’interno di “abxbxb” e “acx” all’interno di “acxcxc”. In questo esempio il punto (.) viene combinato con il simbolo chiocciola (@) per creare una sintassi singola. Il punto (.) viene posizionato immediatamente prima dell’espressione chiocciola (@). Il simbolo chiocciola (@) trova zero o più occorrenze di qualsiasi carattere compreso tra “a” e “x”. In questo esempio il punto (.) corrisponde a un carattere jolly che rappresenta i caratteri “b” e “c” tra i caratteri “a” e “x”.

# Minimo uno o più caratteri consente di trovare una o più occorrenze di un carattere precedenti l’espressione, per il minor numero possibile di caratteri.

L’espressione regolare ca.#a trova “casa” o “cara”. In questo esempio il punto (.) viene combinato con il simbolo di cancelletto (#) per creare una sintassi singola. Il punto (.) viene posizionato immediatamente prima dell’espressione cancelletto (#). Il simbolo di cancelletto (#) trova una o più corrispondenze di qualsiasi carattere compreso tra “ca” e “a”. Il punto (.) corrisponde a un carattere jolly che rappresenta i caratteri “s” e “r”.

[ ] Serie di caratteri consente di trovare occorrenze di ogni carattere racchiuso tra le parentesi quadre ([ ]). È possibile utilizzare il trattino (-) per specificare intervalli di caratteri, ad esempio [a-z].

Esempi:

  • L’espressione regolare c[ae]ra trova “cara” e “cera”, ma non “cura”.
  • L’espressione regolare [0-9] trova tutti i numeri. È possibile specificare più intervalli di lettere.
  • L’espressione regolare [A-Za-z] trova tutte le lettere maiuscole e minuscole.
^ Inizio riga consente di limitare la ricerca all’inizio della riga.

L’espressione regolare ^Al termine della trova la stringa che inizia con “Al termine della” e che inoltre compare all’inizio di una riga, ad esempio “Al termine della riunione”, ma non trova l’occorrenza “All’inizio e al termine della riunione” se compare all’inizio di una riga.

$ Fine riga consente di limitare la ricerca alla fine della riga.

L’espressione regolare adeguate$ trova la fine della stringa “Adotteremo le misure adeguate”, ma non l’occorrenza “È necessaria una maggiore adeguatezza”.

^^ Inizio file consente di limitare la ricerca all’inizio del file. Questa espressione è valida solo per la ricerca di testo nel codice sorgente o in file di testo.

Per trovare il primo tag HTML all’inizio di un file, ad esempio, utilizzare l’espressione regolare ^^.

$$ Fine file consente di limitare la ricerca alla fine del file. Questa espressione è valida solo per la ricerca di testo nel codice sorgente o in file di testo.

Per trovare l’ultimo tag HTML alla fine di un file (senza spazi dopo il tag), ad esempio, utilizzare l’espressione regolare $$.

| O consente di cercare i caratteri specificati immediatamente prima o immediatamente dopo la barra verticale (|).

L’espressione regolare (lui|lei), ad esempio, consente di trovare le occorrenze “appartenente a lui” o “appartenente a lei”, ma non “appartenente a loro”.

\ Carattere speciale escape consente di trovare il carattere successivo alla barra rovesciata (\). Questa espressione consente di trovare i caratteri utilizzati nella sintassi delle espressioni regolari, ad esempio la parentesi graffa aperta ({), l’accento circonflesso (^) o altri caratteri speciali.

È possibile, ad esempio, utilizzare \$ se si desidera trovare il segno di dollaro ($) anziché implementare l’espressione regolare di fine riga. Analogamente, è possibile utilizzare l’espressione \. per trovare il carattere del punto (.) anziché qualsiasi carattere singolo, come avviene con l’espressione punto (.).

{} Espressione con tag cerca le occorrenze del testo racchiuso tra le parentesi graffe. È possibile cercare ulteriori occorrenze di testo con tag in un’espressione di ricerca o immettere tale testo in un’espressione di sostituzione utilizzando la sintassi \N.

Si supponga, ad esempio, di cercare due parole duplicate consecutive. Per cercarle, utilizzare l’espressione {.#} \1.

Si presume che le due parole consecutive siano separate da uno spazio e quindi si aggiungerà uno spazio tra la parentesi graffa chiusa (}) e la barra rovesciata ( \ ).

In questo esempio il simbolo di cancelletto (#) e il punto (.) vengono combinati con le parentesi graffe ({}) per creare una sintassi singola. In questa espressione .# rappresenta qualsiasi carattere consecutivo. Poiché questa parte dell’espressione è racchiusa tra le parentesi graffe ({}), i caratteri consecutivi verranno contrassegnati da tag e potrà esservi fatto riferimento come a \1. Questa espressione consente di trovare qualsiasi carattere consecutivo seguito da uno spazio e dagli stessi caratteri consecutivi.

\N Espressione con tag N in un’espressione di ricerca, la sintassi \N consente di trovare il testo corrispondente all’espressione con tag N, dove N corrisponde a un numero compreso tra 1 e 9.

In un’espressione di sostituzione, \N consente di inserire il testo corrispondente all’espressione tag N, dove N rappresenta un numero compreso tra 1 e 9. Ad esempio, \0 consente di sostituire il testo trovato dall’espressione di ricerca.

Si supponga ad esempio di voler trovare due parole duplicate consecutive e di sostituirle con una parola singola. Per cercarle, utilizzare l’espressione {.#} \l.

Si presume che le due parole consecutive siano separate da uno spazio e quindi si aggiungerà uno spazio tra la parentesi graffa chiusa (}) e la barra rovesciata ( \ ). In questo esempio il simbolo di cancelletto (#) e il punto (.) vengono combinati con le parentesi graffe ({}) per creare una sintassi singola.

Per la sostituzione, utilizzare l’espressione \l.

\1 rappresenta ciò che è stato trovato all’interno della prima coppia di parentesi graffe nella stringa di ricerca. Specificando \1 nell’azione di sostituzione, le parole duplicate consecutive verranno sostituite da una copia singola della parola.

( ) Espressione gruppo consente di contrassegnare l’inizio e la fine di una sottoespressione.

Una sottoespressione è un’espressione regolare racchiusa tra parentesi ( ), ad esempio (ha)+. In questo esempio il segno più (+) viene combinato con l’espressione gruppo parentesi ( ) per creare una sintassi singola. La sottoespressione è (ha) perché è racchiusa tra le parentesi ( ). Se si aggiunge il segno più (+), l’espressione consente di trovare le coppie di lettere ripetute. Il segno più (+) rappresenta una o più occorrenze di ‘ha’.

Questa espressione consente di trovare le occorrenze di ‘haha’ e ‘hahaha’.

~x Impedisci corrispondenza impedisce di restituire una corrispondenza quando x è presente nella posizione specificata nell’espressione.

L’espressione regolare real~(tà), ad esempio, trova “reale” e “realmente” ma esclude l’occorrenza “realtà”.

\n Interruzione di riga consente di trovare una nuova riga nella visualizzazione Codice o un segno di interruzione di riga, <br>, nella visualizzazione Progettazione.

La sintassi (\n) rappresenta un approccio rapido per la ricerca di tutte le interruzioni di riga.

\t Tabulazione consente di trovare un carattere di tabulazione singolo.

Se ad esempio si desidera trovare tutti i caratteri di tabulazione singoli all’inizio di una riga, utilizzare l’espressione regolare seguente:

^\t+

In questo esempio l’accento circonflesso (^) e il segno più (+) vengono combinati con la tabulazione (\t) per creare una sintassi singola. L’accento circonflesso (^) che precede l’espressione con il carattere di tabulazione singolo limita la ricerca a tutti i caratteri di tabulazione all’inizio della riga. Il segno più (+) rappresenta la corrispondenza di uno o più caratteri di tabulazione.

[^] Qualsiasi carattere non nell’insieme consente di trovare qualsiasi carattere non incluso nell’insieme di caratteri successivi all’accento circonflesso (^).

Per trovare qualsiasi carattere diverso da quelli specificati in un intervallo, ad esempio, utilizzare l’accento circonflesso (^) come primo carattere dopo la parentesi quadra aperta. L’espressione [^269A-Z] consente di trovare qualsiasi carattere diverso da 2, 6, 9 e dalle lettere maiuscole.

n Ripeti espressione consente di trovare n occorrenze dell’espressione che precede l’accento circonflesso (^).

Se ad esempio n è uguale a 4, l’espressione [0-9]^4 consente di trovare qualsiasi sequenza di 4 cifre. In questo esempio la sintassi dell’insieme di caratteri ([ ]) viene combinata con la sintassi di ripetizione (^n) allo scopo di illustrare in modo più realistico l’utilizzo delle espressioni regolari.

:a Carattere alfanumerico consente di trovare l’espressione [a-zA-Z0-9].

È possibile utilizzare l’espressione [a-zA-Z0-9] per trovare un’occorrenza di una lettera (maiuscola o minuscola) o di un numero. Tali occorrenze vengono anche denominate occorrenze alfanumeriche. È possibile utilizzare l’espressione abbreviata :a per tutte le istanze di [a-zA-Z0-9].

:b Spazio vuoto consente di trovare tutti gli spazi vuoti nel codice o nel testo.

Per trovare, ad esempio, uno spazio vuoto all’inizio di una riga, utilizzare l’espressione regolare ^:b

:c Carattere alfabetico consente di trovare l’espressione [a-zA-Z], ovvero tutte le lettere maiuscole o minuscole.

È possibile utilizzare l’espressione abbreviata :c per tutte le istanze di [a-zA-Z].

:d Cifra decimale consente di trovare l’espressione [0-9], ovvero tutte le cifre.

Se ad esempio si desidera trovare un numero di cellulare in un file di testo, considerando che il formato di tali numeri è 999-9999999, è possibile utilizzare la sintassi :d^3-:d^7 oppure la sintassi [0-9]^3-[0-9]^7.

È possibile utilizzare l’espressione abbreviata :d per tutte le istanze di [0-9].

:h Cifra esadecimale consente di trovare l’espressione [0-9a-fA-F]+

Questa espressione consente di trovare una combinazione esadecimale di qualsiasi lettera maiuscola o minuscola compresa tra “A” e “F” e qualsiasi numero.

Ad esempio, se le pagine del sito Web hanno più colori di sfondo e si desidera cambiarli in nero, ad esempio 000000, ma non si conoscono i numeri esadecimali corrispondenti ai colori esistenti, è possibile utilizzare l’espressione regolare seguente per trovarli:

\#:h

Per trovarli, è possibile utilizzare anche l’espressione [0-9a-fA-F], ma in questo esempio la barra rovesciata (\) e il simbolo di cancelletto (#) vengono combinati con la sintassi della cifra esadecimale (:h). \# consente di trovare un simbolo di cancelletto (#) diverso da un’espressione e :h consente di trovare qualsiasi sequenza di caratteri esadecimali.

Per sostituire i numeri esadecimali esistenti, digitare il numero esadecimale del colore di sfondo desiderato: 000000

:i Identificatore consente di trovare l’espressione [a-zA-Z_$][a-zA-Z0-9_$]*

Quando si utilizza il codice, per trovare tutti gli ID di programma è possibile utilizzare l’espressione abbreviata :i anziché l’espressione estesa precedente.

:n Numero relazionale consente di trovare l’espressione ([0-9]+\.[0-9]*)|([0-9]*\.[0-9]+)|([0-9]+)

Se si desidera trovare tutti i numeri interi con il punto decimale, è possibile utilizzare l’espressione abbreviata :n, anziché l’espressione estesa precedente.

:q Stringa tra virgolette consente di trovare l’espressione (“[~”]*”)|(‘[~’]*’)

Se si desidera trovare tutte le virgolette racchiuse da virgolette doppie, è possibile utilizzare l’espressione abbreviata :q, anziché l’espressione estesa precedente.

:w Stringa alfabetica consente di trovare l’espressione [a-zA-Z]+

Questa sintassi rappresenta un approccio abbreviato per la ricerca di uno o più caratteri alfabetici maiuscoli o minuscoli.

:z Intero decimale consente di trovare l’espressione [0-9]+

Questa sintassi rappresenta un approccio abbreviato per la ricerca di tutti i numeri, da zero a più cifre.

Trovare e sostituire testo e codice

La finestra di dialogo Trova e sostituisci consente di trovare e sostituire testo o codice in una o più pagine Web o in un intero sito Web. È possibile individuare un’occorrenza del testo alla volta oppure trovare tutte le occorrenze contemporaneamente. È possibile eseguire la ricerca del testo nel codice di una pagina utilizzando una delle schede della finestra di dialogo.

Per individuare rapidamente caratteri in un documento aperto, utilizzare il comando Ricerca incrementale del menu Modifica anziché la finestra di dialogo Trova e sostituisci.

Se si impostano opzioni e regole, è possibile ottenere solo i risultati che soddisfano i criteri di ricerca specificati. È possibile, ad esempio, specificare le pagine in cui si desidera eseguire la ricerca e la direzione della ricerca stessa, nonché la modalità di ricerca del testo o del codice in tali pagine. Oltre alla ricerca di testo o codice specifico, è possibile cercare schemi di testo o codice mediante l’utilizzo delle espressioni regolari o delle regole HTML.

Le ricerche eseguite di frequente possono essere salvate come query. Per ripetere la stessa ricerca, sarà sufficiente aprire la query anziché reinserire nuovamente i criteri di ricerca. È possibile creare una nuova query oppure aprirne una già creata utilizzando le opzioni Query disponibili in tutte le schede della finestra di dialogo Trova e sostituisci.

Per trovare testo in una o più pagine

  1. Eseguire una delle operazioni seguenti:
    • Per cercare all’interno di una sola pagina, aprire la pagina.
    • Per cercare in tutte le pagine di un sito, aprire il sito.
    • Per eseguire la ricerca in una o più pagine di un sito, selezionare le pagine in cui si desidera eseguire la ricerca nel riquadro attività Elenco cartelle o nella visualizzazione Sito Web.
    • Per eseguire la ricerca in una o più pagine di un sito, aprire le pagine in cui si desidera eseguire la ricerca.
  2. Dal menu Modifica eseguire una delle operazioni seguenti:
    • Per trovare testo senza sostituirlo, fare clic su Trova.
    • Per trovare testo e sostituirlo, fare clic su Sostituisci.
  3. Nella finestra di dialogo Trova e sostituisci, nella scheda Trova o Sostituisci, eseguire le operazioni seguenti:
    Utilizzare Per
    Trova Digitare il testo che si desidera cercare.
    Regole HTML Per trovare solo il testo che soddisfa i criteri HTML specificati, impostare le regole desiderate.
    Trova in Selezionare l’opzione che rappresenta le pagine in cui si desidera eseguire la ricerca.
    Visualizza risultati in Selezionare il riquadro attività in cui si desidera visualizzare i risultati.
    Direzione Se la ricerca viene eseguita solo nella pagina corrente, selezionare la direzione di ricerca desiderata.
    Maiuscole/minuscole Trovare il testo specificato con l’esatta corrispondenza tra maiuscole e minuscole.
    Solo parole intere Trovare solo testo corrispondente a una parola intera.
    Ignora differenze di spazi Ignorare gli spazi e le tabulazioni tra le parole e considerarli come spazi singoli. Questa opzione non è disponibile se la casella di controllo Espressioni regolari è selezionata.
    Espressioni regolari Per utilizzare le espressioni regolari, eseguire una delle operazioni seguenti:

    • Fare clic sulla freccia rivolta a destra Espressioni regolari Cc295232.48d27529-a669-464e-9bd3-e5887762c48a(it-it,Expression.10).gif accanto alla casella Trova e selezionare un’espressione.
    • Per selezionare un’espressione utilizzata di recente, fare clic sulla freccia rivolta verso il basso Usati di recente Cc295232.ea99c9f1-bc53-49f2-bcef-056b5ab11726(it-it,Expression.10).gif e selezionare un’espressione.

     

    Trova nel codice sorgente Trovare testo nel codice HTML. È possibile, ad esempio, cercare una parte di testo non visibile né modificabile nella pagina, come il titolo impostato nelle proprietà della pagina.
  4. Eseguire una delle operazioni seguenti:
    • Per trovare un’occorrenza alla volta mentre si esegue una ricerca in una singola pagina, fare clic su Trova successivo. L’occorrenza successiva viene selezionata nella pagina sia nella visualizzazione Progettazione che nella visualizzazione Codice.
    • Per trovare tutte le occorrenze contemporaneamente mentre si esegue una ricerca in una singola pagina, fare clic su Trova tutto. I risultati della ricerca verranno visualizzati nel riquadro attività Trova.
    • Se la ricerca viene eseguita in più pagine o in tutte le pagine di un sito, fare clic su Trova tutti. I risultati della ricerca verranno visualizzati nel riquadro attività Trova.
  5. Eseguire una delle operazioni seguenti:
    • Per visualizzare l’occorrenza successiva, fare clic su Trova successivo nella finestra di dialogo Trova e sostituisci.
    • Se è stato fatto clic su Trova tutto, per aprire e individuare l’occorrenza nella pagina fare doppio clic su una riga oppure fare clic con il pulsante destro del mouse su una riga nel riquadro attività Trova e quindi scegliere Vai a pagina. Per sostituire l’occorrenza corrente, fare clic sul pulsante Trova e sostituisci nel riquadro attività Trova per aprire la finestra di dialogo Trova e sostituisci.
    • Per sostituire il testo, nella finestra di dialogo Trova e sostituisci, nella scheda Sostituisci, digitare il testo con cui sostituire il testo trovato nella casella Sostituisci con e quindi fare clic su Sostituisci per sostituire una singola occorrenza oppure su Sostituisci tutto per sostituire tutte le occorrenze nel testo.
adblock

Tracciare AdBlock con Google Tag Manager e Google Analytics

 

Partiamo dal presupposto che ormai il fenomeno dell’Ad Blocking è diventato davvero importante (AdBlock), lo dimostrano i dati di PageFair che nei suoi report annuali fotografa lo scenario dell’Ad Blocking con i seguenti numeri:

  • Nel report sull’utilizzo dell’AdBlock 2015 a giugno 2015  c’erano 198 milioni di dispositivi che utilizzavano un sistema di Ad Blocking;
  • Nel Mobile Adblocking Report del 2016 a marzo 2016 c’erano 408 milioni di utenti che nei loro browser avevano installato un sistema di Ad Blocking. Il 21% di utenti con smartphone al mondo avevano un sistema di Ad Blocking installato.

adblocking-1

E i dati sopra sono di quasi un anno fa. Ma partiamo dall’inizio.

Che cos’è  e come funziona un AdBlock?

Ad Block è un estensione per browser (Chrome, Safari, Opera) che permette di bloccare le pubblicità (pop up, banner, etc..) presenti sui siti web. Nata nel 2009 per mano di Michael Gundlach l’estensione è diventata presto una delle più popolari ed installate al mondo.

Dopo l’avvento di AdBlock sono nate altre estensioni con caratteristiche simili all’originale, per questo, quando parlo di AdBlock non parlo nello specifico dell’estensione di Gundlach ma più in generale di sistemi di filtro e blocco di advertising.

Ma vediamo come funzionano questi sistemi.

Il meccanismo di filtraggio della pubblicità di AdBlock si basa sul riconoscimento di specifiche risorse che vengono classificate come pubblicità. Queste risorse sono riconosciute grazie a liste costantemente aggiornate, anche dalle comunità nate intorno ad AdBlock, contenenti i vari network e provider pubblicitari.

L’estensione di Ad Blocking si occupa di analizzare le pagine navigate dal browser, individuare sulle pagine eventuali risorse pubblicitarie (facendo un match con i parametri delle varie liste) e bloccare le risorse riconosciute come advertising. Il sistema di blocco può avvenire in due modi:

  1. Se la risorsa è interna al sito (es: banner) AdBlock inietta del codice css aggiuntivo al sito che va ad “celare” l’elemento pubblicitario. Questo sistema è molto invasivo e agendo tramite regole di stile può compromettere la fruibilità di altri elementi grafici del sito.
  2. Se la risorsa è esterna (es. iframe) e quindi “immune” ad iniezioni di codice, il sistema di AdBlock blocca in modo preventivo la richiesta http alla risorsa. In questo modo la risorsa esterna non comparirà mai sul sito navigato dall’utente.

A cosa serve monitorare chi utilizza AdBlock?

Come abbiamo visto sopra il sistema di filtraggio di un AdBlock  elimina in modo definitivo qualsiasi risorsa riconosciuta come pubblicitaria all’interno di un sito web.

Questo comporta varie cose, tra cui:

  1. L’utente non vedrà nessuna pubblicità quindi quell’utente potrebbe non contribuire al sistema di monetizzazione del sito. A seconda nella percentuale di visitatori che utilizzano sistemi di Ad Blocking i proprietari dei siti possono subire ingenti perdite derivanti da alcune forme di pubblicità.
  2. Il sistema di AdBlock interagisce con il css del sito e questo può portare a modifiche che impattano sulla grafica e sulla struttura del sito e a possibili problemi di fruibilità del sito stesso.
  3. I problemi di usabilità del sito possono impattare sulle metriche di performance del sito stesso (es: tempo di permanenza delle pagine, frequenza di rimbalzo, etc..) che sono correlate anche a performance lato SEO.

Tutte queste considerazione ci fanno capire come è importante monitorare quanti sono gli utenti dei nostri siti web che utilizzando un sistema di AdBlock per intervenire in maniera efficace. Ed in questo articolo vedremo proprio come fare grazie a Google Tag Manager e Google Analytics.

Configurare Google Tag Manager e Google Analytics

Esistono vari modi per tracciare l’utilizzo di un AdBlock, quello che preferisco (e che vi spiego in questo post) è quello indicato da Avinash Kaushik in un suo articolo.

Grazie a Google Tag Manager andremo a creare un plugin in grado di identificare l’esistenza o meno di un AdBlock installato sul browser dell’utente.

Questo plugin si basa su un codice javascript che crea all’interno del nostro sito un finto elemento pubblicitario. Dopo aver iniettato l’elemento il plugin analizza se questo rimane visibile nella pagina (AdBlock non presente) o se viene nascosto (AdBlock presente). Il risultato di questa ispezione viene passato in una dimensione personalizzata di Google Analtyics che ci permette poi di isolare gli utenti che utilizzano l’AdBlock.

Quello che faremo è:

  1. Creare una Variabile Personalizzata in Google Tag Manager;
  2. Settare una Dimensione Personalizzata nel nostro Google Analytics;
  3. Modificare il Tag di Universal Analytics affinché passi i valori della Dimensione Personalizzata.

Si comincia.

Andate nell’interfaccia Tag Manager e create una Nuova Variabile di tipo Javascript Personalizzato che chiamerete Ad Block. Variabili -> Variabili definite dall’utente -> Nuova

Incollate dentro alla variabile il seguente codice:

function AdBlockEnabled() {
  var ad = document.createElement('ins');
  ad.className = 'AdSense';
  ad.style.display = 'block';
  ad.style.position = 'absolute';
  ad.style.top = '-1px';
  ad.style.height = '1px';
  document.body.appendChild(ad);
  var isAdBlockEnabled = !ad.clientHeight;
  document.body.removeChild(ad);
  return isAdBlockEnabled;
}

adblock2

Salvate e andate su Google Analytics.

Qui andate nella sezione Amministrazione -> Proprietà -> Definizioni personalizzate -> Dimensioni Personalizzate e create una Nuova Dimensione con nome Ads Blocked e ambito Hit.

adblock3

Salvate e verificate l’Indice della vostra dimensione. Se è la prima dimensione che create avrete indice 1 (nel mio caso è 2).

adblock4

Avete quasi terminato. Non vi resta che tornare su Google Tag Manager e recarvi nel vostro tag Google Analytics.

Qui dovete andare nella sezione Altre Impostazioni -> Dimensioni Personalizzate e impostare la vostra dimensione personalizzata in modo che “peschi” la variabile Ad Block precedentemente impostata. Per fare ciò impostate il vostro indice (2 nel mio caso, probabilmente 1 nel vostro) e come valore inserite il nome della variabile (AD Block).

adblock5

Avete terminato.

Test e Controllo

Ora andate in modalità Anteprima sul Google Tag Manager e andate a visitare il vostro sito.

Cliccate sul vostro Tag Google Analytics e controllate i valori che vengono passati come dimensione.

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Sul mio sito ho due dimensioni. Quella che riguarda il controllo dell’AdBlock è la n°2. In questo caso per testare il mio sito sto utilizzando un browser senza Ad Block installato e infatti il risultato della dimensione personalizzata è FALSE.

Impostare un Segmento Avanzato Google Analytics

Ora che avete il modo per controllare se i vostri utenti utilizzano o meno un AdBlock vi serve visualizzare l’impatto che ha questo sistema sul vostro sito web. Per fare ciò creeremo un Segmento Avanzato da utilizzare nei nostri report GA.

Andate su Google Analytics in un qualsiasi report e cliccate su Aggiungi un Segmento -> Nuovo Segmento.

Il vostro segmento (che potete chiamare ad esempio ADS Block) avrà come condizione avanzata che la dimensione personalizzata Ads Blocked deve corrispondere esattamente a 1 (ovvero TRUE).

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Lasciate passare qualche giorno (o ora, a seconda del traffico del vostro sito) e sempre su Google Analytics da qualsiasi report cliccate su Aggiungi Segmento e selezionate il vostro segmento avanzato ADS Block.

In questo modo potrete avere due segmenti, uno con il totale delle sessioni del vostro sito e l’altro solo con le sessioni in cui l’utente aveva installato un AdBlock.

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